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Capanna Margherita: trekking alpinistico al rifugio più alto d’Europa

Capanna Margherita: trekking alpinistico al rifugio più alto d’Europa

Avete presente la Regina Margherita? Fu la prima Regina d’Italia, moglie di Umberto I e madre di Vittorio Emanuele III, un personaggio che – dicono – sia riuscito a fare tendenza: in politica, tanto per cominciare, creando consenso popolare verso la monarchia più di quanto non abbiano saputo fare gli uomini della sua dinastia; nella moda, supportando il made in Italy e fondando a Burano la scuola dei merletti ma anche – e non meno importante – nella cultura, portandola come elemento fondamentale all’interno della corte dei Savoia. Margherita amava le arti e la poesia ed era amata a sua volta da poeti e uomini di cultura che le dedicarono versi e opere elogiative…

…ma Margherita – e questo è quel che forse più ci interessa – era anche grande appassionata di montagna ed alpinismo. Udite udite, fu lei la prima donna, caso raro per i tempi, a scalare il Monterosa e – se l’ascesa risulta impegnativa ancora oggi nonostante ci si possa dotare di tutto l’equipaggiamento professionale necessario – immaginate come poteva essere nel 1893 quando, con gli abiti di lana cotta e senza le funivie che oggi dimezzano il percorso, “accompagnata da un corteo di guide alpine e di gentiluomini”, la Regina d’Italia partecipò in prima persona all’inaugurazione della Capanna che le venne in seguito dedicata, costruita sulla vetta della Punta Gnifetti a 4.554 metri d’altezza.

Margherita, amata dall’aristocrazia ma anche dalle classi più umili, di certo era una donna con le palle da vendere!

Regina Margherita

Una capanna di legno del valore di neanche 18.000 lire - questo fu quanto – predisposta a valle e trasportata a spalla fino alla vetta, lì dove venne in seguito montata. Un’impresa ambiziosa a quel tempo e certo lo sarebbe ancor oggi senza elicotteri a disposizione: 4.554 metri ragazzi significa niente popò di meno che il tetto d’Europa, un’altezza considerevole alle nostre latitudini, motivo per il quale la Capanna, ristrutturata e ampliata nel 1980, viene oggi utilizzata, non solo come rifugio, ma anche come stazione meteorologica e laboratorio di ricerca per gli effetti del mal di montagna.

Capanna

Vorrei essere chiara fin da subito quindi riguardo a questo tipo di escursione: raggiungere la Capanna Margherita NON è una passeggiata nonostante – è riconosciuto – il percorso non presenti particolari difficoltà tecniche. Ricordatevi: con le montagne non si scherza affatto e, a meno che non siate degli esperti o che abbiate almeno un corso di alpinismo alle spalle, l’obbligo è quello di affidarvi ad un’agenzia e ad una guida alpina esperta, che sappia leggere il territorio e che possa oltretutto aiutarvi a reperire l’attrezzatura utile per affrontare l’impresa. Non preoccupatevi, a tal proposito ho degli ottimi consigli da darvi! (vedi la sezione contatti in fondo all’articolo).

Capanna Margherita

L’ambiente lassù è internazionale, la Capanna Margherita costituisce infatti un’obiettivo e un simbolo per gli amanti della montagna provenienti da tutto il mondo, un luogo a dir poco speciale, un balcone privilegiato sull’arco alpino da cui si può godere di una vista mozzafiato. Fatelo, almeno una volta nella vita andateci e capirete quale esperienza indimenticabile è lì che vi aspetta!

I punti di partenza per poter cominciare l’ascesa all’alba sono due: il Rifugio Mantova, situato a 3.498 metri e il Rifugio Gnifetti, appena duecento metri più in su, alla testata del bacino glaciale del Lys e sul ghiacciaio del Garstlet. Sulle vie d’accesso a questi due stabilimenti beh, dipende da come siete più comodi: via Piemonte, partendo da Alagna, o via Valle d’Aosta, partendo da Gressoney (Gabiet). Da Milano il percorso più conveniente (in termini di vicinanza ma anche in termini di economicità) è ovviamente quello che parte da Alagna ed è quindi quello che ho scelto io, con pernottamento al Rifugio Mantova.

Rifugio Mantova - Capanna Margherira

Rifugio Mantova – www.rifugiomantova.it

Optare per il Rifugio Mantova pittosto che per il Gnifetti, significa prediligere un’ambiente meno affollato (80 posti letto contro gli oltre 170), ristrutturato da poco per il comfort degli alpinisti e oltretutto leggermente più economico (60€ per la mezza pensione invece che 73€ e quota maggiorata di 10€ per il pernottamento della guida, il cui costo dev’essere diviso tra i partecipanti). Certo è vero, questo significherebbe anche avere duecento metri in più da percorrere la mattina successiva ma tutto sommato credo che non siano quelli a fare la differenza in peggio, anzi: trattandosi di una zona priva di crepacci, quei duecento metri vi daranno la possibilità di testare la vostra condizione fisica e quindi, eventualmente, di rinunciare alla salita potendovi permettere di tornare indietro da soli senza compromettere la spedizione dell’intero gruppo che segue in cordata (parlo per esperienza diretta).

Rifugio Gnifetti - Capanna Margherita

Rifugio Gnifetti

Rifugio Gnifetti – www.rifugimonterosa.it

La salita – dicevamo – comincia prima dell’alba (sveglia alle ore 3.45, colazione a buffet compresa nel prezzo, vestizione e partenza al più tardi alle 5). A 3.500 metri sarebbe incosciente non prepararsi al freddo ma questo non vuol dire che lo debba fare per forza in maniera estrema: tutto dipende principalmente dal vento e dal mese in cui deciderete di andare. Giugno, luglio, agosto e la prima settimana di settembre sono le uniche possibilità che avrete; come date privilegiate e plausibilmente più favorevoli per le condizioni di solidità del ghiacciaio si tende ad indicare come migliori le prime due settimane di luglio ma, in quanto a temperature, entrambi i mesi di luglio e agosto dovrebbeo  essere piuttosto piacevoli.

Ebbene questa è stata la mia esperienza: a fine luglio (26-27), praticamente in assenza di vento e in condizioni di cielo sorprendentemente limpido, io che soffro abbastanza il freddo avevo addosso nient’altro che una maglietta a maniche corte, un pile leggero, pantaloni felpati, cappello invernale, guanti anti vento e giacca cerata non imbottita (per intenderci, quelle da corsa). Al ritorno, tolta la giacca, il cappello e i guanti e aggiunto giusto un cappellino con visiera per il sole, in alcuni punti avevo addirittura caldo. Fondamentali per questo tipo di escursione sono comunque gli scarponi (da neve, noleggiabili ad Alagna per 12€ al giorno), gli occhiali da sole (se per neve e ghiaccio tanto meglio), i bastoncini da trekking (io li ho trovati un aiuto indispensabile), una torcia frontale, la protezione solare, ramponi e imbrago (che vi verranno forniti dall’agenzia); acqua, tè caldo (che potrete ordinare al rifugio) e snack sono a vostro piacimento.

Monte Bianco - Capanna Margherita

4.15 ore per salire e 2.15 ore per scendere è quello che ci abbiamo impiegato noi (io e i miei tre prodi compagni d’avventura) partendo dal Rifugio Mantova; mettete in conto, a seconda del vostro passo e di quello dei vostri compagni (a cui sarete legati in cordata), di metterci comunque tra le 4 e le 5 ore. L’inizio è spettacolare, soprattutto se anche voi come me, avrete la fortuna di vedere il sole illuminare d’arancione la cima del Monte Bianco e piano piano rischiarare il cielo dando vita ai colori del ghiacciaio. Crepacci, ponti di neve e seracchi, la prima meta di questa avventura è il Colle Vincent, un bel po’ più su e là oltre il quale la pendenza dovrebbe finalmente cominciare a diminuire.

Capanna Margherita

L’andamento è lento ma costante, le pause brevi – per evitare che il corpo si raffreddi – e solo dove possibile, ovvero superata la zona dei crepacci; in silenzio, ognuno ascoltando il proprio respiro e lo scricchiolare della neve sotto il peso dei ramponi, con tenacia cerca di tenere testa alla propria fatica sapendo che tutti, dal primo all’ultimo, che siano della propria o di altre cordate, in silenzio condividono le stesse difficoltà e, verosimilmente, le stesse incredibili emozioni. Lassù si è tutti complici. 

Corno Nero e Cristo delle Vette - Capanna Margherita

Capanna Margherita

L’aria è sempre più rarefatta ma incredibilmente buona, tant’è che ti fa venire voglia di respirare a pieni polmoni. A destra, mano a mano che si prosegue verso il Colle del Lys (il secondo traguardo), ecco la Piramide Vincent, la statua del Cristo delle Vette, il Corno Nero e la Punta Parrot; a sinistra la spaventosa quanto perfetta parete del Lyskamm e l’inconfondibile sagoma del Cervino. Lo ammetto, guardando alle imprese degli altri alpinisti che si avventuravano su ogni versante di questo massiccio spettacolare – e pensando quindi a quante altre possibilità di escursioni avrei avito – la prima cosa a cui ho pensato è che lì ci sarei tornata sicuro!

Lyskam - Capanna Margherita

Lyskam - Capanna Margherita

Ma eccola finalmente, la Capanna Margherita è la, la vedi in lontananza, e tu, povero illuso, che pensavi di essere ormai arrivato! Tiri un sospiro di gioia mista a sconforto e ti prepari: da qua ti aspetta una traversata in lieve discesa che ti farà perdere un po’ di quota e quindi l’ultimo strappo in impennata per raggiungere l’obiettivo. Lo so, arrivati a quel punto si è quasi allo stremo delle forze ma pensa a quando sarai lassù e alla soddisfazione che ti aspetta! Non solo, ad aspettarti ci saranno anche pizza fatta in casa – rigorosamente margherita! – e una torta di mele che ti farà dimenticare di tutte le fatiche appena fatte per raggiungerla!

Capanna Margherita

Siete quindi finalmente giunti sul balcone più alto d’Europa, dall’altro lato si aprono a strapiombo delle viste incredibili sulla valle di Alagna e sulla Cresta Signal che costituisce l’altra via d’ascesa alla Capanna Margherita ma molto più difficoltosa. Vedo due alpinisti che si arrampicano sugli speroni di roccia, mi vengono le vertigini per loro ma intanto sogno, con immensa invidia e ammirazione: chissà, forse un giorno…:-) Godetevi il momento e fatene tesoro: quella sensazione ve la porterete dietro per tutta la vita!

Capanna Margherita

Capanna Margherita

Comunque, a meno che non abbiate deciso di rimanere lassù a dormire – cosa possibile – a un certo punto dovrete pur riprendere il cammino in discesa ed è questa forse la parte più bella: leggeri nello spirito per l’impresa appena compiuta, non dovrete adesso fare altro che ammirare il paesaggio con la soddisfazione di chi è riuscito ancora una volta a superare i propri limiti e può adesso guardare con un pizzico di compiacimento agli ultimi ritardatari che ancora si apprestano a raggiungere la cima. Tra le foto scattate al ritorno, con il sole alto e il cielo azzurro davvero non saprei scegliere quali siano le mie preferite e allora ve le metto tutte! :-)

Capanna Margherita

Capanna Margherita

Capanna Margherita

Capanna Margherita

Ulteriori info, contatti, costi e ringraziamenti

Per l’organizzazione, come vi anticipavo prima, è fondamentale rivolgersi ad un’agenzia specializzata o direttamente ad una guida alpina che conosca il percorso. A tal proposito, consultate il sito di Lyskamm4000 oppure scrivetemi in privato per il contatto diretto della guida. L’ideale per risparmiare ovviamente sarebbe quello di riuscire a formare un gruppo di 5 persone (il numero massimo consentito di partecipanti per formare una cordata) ma, qualora foste meno, potreste comunque rivolgervi all’agenzia mettendo sul tavolo la possibilità di unirvi a qualche altro loro cliente che sia d’accordo.

Oltre alla quota guida (130 euro in 5 tramite agenzia) dovrete inoltre mettere in conto: 40 euro a persona per i servizi di funivia da Alagna a Punta Indren; il costo della mezza pensione al Rifugio Mantova o alla Capanna Gnifetti (65 o 75 euro); le spese della guida per funivia e rifugio da dividere tra i partecipanti (25 per la funivia + 35 per il rifugio); i costi di trasferimento da e per Alagna; il pranzo del primo e del secondo giorno, l’acqua e le consumazioni alla Capanna Margherita; l’eventuale noleggio di scarponi (24 euro) e dei bastoncini (16 euro).

E’ consigliabile pranzare il primo giorno al Passo dei Salati per dare al corpo il tempo di acclimatarsi all’altezza.  N.B: l’ultima risalita da Alagna prima della pausa pranzo è alle 12.15 e nel caso in cui la doveste perdere la successiva sarebbe non prima delle 14.15! Da Punta Indren al Rifugio Mantova ci sono circa 45 minuti di percorso accidentato e in parte bagnato per cui è fondamentale partire già con gli scarponi ai piedi. Portatevi uno zaino che sia capiente abbastanza da poterci mettere tutto quello che vi servirà per la spedizione e in più i ramponi e l’imbrago che vi verranno forniti dall’agenzia qualora non li aveste.

Al rifugio vengono dispensate ciabatte modello Crocs, lenzuola monouso e piumone; i prodotti da bagno sono pressoché inutili (portatevi solo un sapone, spazzolino e dentifricio) e munitevi piuttosto di un thermos se interessati alla questione tè caldo da portare con voi durante l’ascesa. Ricordatevi che a 3.500 metri la digestione risulta più lenta che a quote più basse: cercate di non abbuffarvi e andate a letto presto!

Ringrazio a questo punto tutti i miei compagni di viaggio: Nicola, per aver ripetuto con me un traguardo già raggiunto in Nepal; Carlo, per aver organizzato tutto con grande dedizione e, nonostante ciò, aver saputo rinunciare alla meta senza compromettere l’impresa degli altri; Lorenzo e Mauro, per aver sofferto e gioito insieme. Ringrazio inoltre Malù, della Lyskamm4000, la coordinatrice di un progetto ben riuscito e oltremodo Massimo, una guida preziosa, per la sua umiltà e per averci trasmesso il suo amore per la montagna. Infine ringrazio me stessa, per aver accettato la sfida e non aver mollato fino alla fine!:-)

Capanna Margherita

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About Sonia Sgarella

Viaggiatrice. Determinata a far conoscere il mondo agli altri con passione ed entusiasmo, dedicando impegno, ricerca e studio ai luoghi che più ama.

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