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C’era una volta Guru Arjan

C’era una volta Guru Arjan

Se sentite parlare di religioni globali cosa vi viene in mente? Il Cristianesimo probabilmente per primo, l’Islam secondo? Forse il Buddhismo? E poi? C’è una quarta religione che, a mio parere, dovrebbe essere inserita nella lista di quelle globali se pensiamo che i suoi seguaci sono ad oggi circa 27 milioni e sparsi nei quattro angoli della Terra. Loro sono i Sikh…ma si dai…quelli col turbante! Il termine sikh significa discepolo, studente ed implica quindi la presenza di un Guru, di un maestro che lo guidi, punto di riferimento della fede, colui che è custode degli insegnamenti. Un Sikh è qualcuno che creda nell’ eguaglianza, nella fratellanza e in un unico Dio supremo (Ek Onkar) trascendente ma anche omni-pervadente; qualcuno che creda negli insegnamenti dei dieci Guru succedutisi dal 1496 al 1708, raccolti oggi nel Guru Granth Sahib, il libro sacro, unica sacra scrittura al mondo che sia stata compilata dai fondatori stessi della religione nell’arco della loro vita. In quanto sostenitori di una fede diversa, che vuole essere una sintesi di Induismo e Islam ma che allo stesso tempo da queste si distingue e si discosta, nonostante le premesse pacifiche, durante il XVII secolo, i Sikh subirono ripetute persecuzioni e oppressioni da parte delle autorità del tempo. Vittima martire di questo periodo fu il quinto maestro, Guru Arjan, nato nell’odierno Punjab pakistano nel 1563. Grande architetto ed organizzatore, Guru Arjan fece costruire nel cuore della città di Amritsar lo splendido Tempio d’Oro che sopravvive ancora oggi come il luogo più sacro della fede sikh. Lo circondò della vasca contenente l’acqua santa, l’Amrita, liquido dell’immortalità, lo dotò di quattro entrate e proclamò: “ la mia fede è aperta alle genti di tutte le caste e di tutti i credo, da qualunque direzione esse vengano e in qualunque direzione si inchinino”.

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Istituì il sistema di prelievo di un decimo del salario di ogni sikh perché venisse devolto in carità e permettesse l’organizzazione delle cucine(Langar) all’interno di ogni tempio(Gurudwara), cucine a cui, ancora oggi, chiunque, senza discriminazione, possa accedere per ricevere un pasto gratis. Fu lui, eccelso poeta e filosofo, che cominciò la stesura del libro sacro inserendo gli inni dei guru precedenti e componimenti di santi hindu e mussulmani che fossero in armonia con gli insegnamenti dei guru. Quando l’imperatore Mughal Jahangir quindi gli chiese di aggiungere le lodi del profeta Maometto lui rifiutò. Ne venne così ordinato l’arresto e la confisca dei beni; venne fatto sedere su una piastra incandescente e docciato con acqua e sabbia bollenti. Dopo 5 giorni di torture il suo corpo straziato venne portato al fiume Ravi per una bagno. Sotto gli occhi increduli di migliaia di persone il suo corpo si dissolse nelle acque e da lì non fece più ritorno. Era il 16 giugno del 1606. La comunità Sikh di tutto il mondo, costituita anche da occidentali convertiti, ricorda oggi l’anniversario della sua morte. Siamo quindi tutti invitati al tempio per rendere omaggio a questo grande difensore della fede e per vivere lo spirito di una delle religioni più accoglienti al mondo. Siamo tutti invitati, nessuno escluso!

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About Sonia Sgarella

Viaggiatrice. Determinata a far conoscere il mondo agli altri con passione ed entusiasmo, dedicando impegno, ricerca e studio ai luoghi che più ama.

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