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Destinazione Mongolia: prepararsi al grande viaggio

Destinazione Mongolia: prepararsi al grande viaggio

Terra sconfinata sotto i piedi e cielo immenso che ti avvolge;

terra che sostiene, cielo che sprofonda all’orizzonte;

nomadi e natura, spazio disarmante, un vuoto che ti riempie:

questa è la Mongolia, senza dubbio un mondo a parte.

Mongolia - On the Road

Viaggiare in Mongolia è come sbarcare su un altro pianeta, 5 volte più grande dell’Italia ma abitato da soli 3 milioni di persone, un’altra dimensione insomma, una terra di gente che ha fatto del nomadismo la propria scelta di vita e uno dei suoi più grandi valori. “Semplicità” è la parola che meglio descrive questo paese e semplicità – ho imparato dai viaggi – spesso equivale a maggiore civilizzazione.

Viaggio in Mongolia: meglio partire convinti

Ne avete forse sentito parlare un milione di volte ma avete mai pensato di andarci davvero? Ebbene la terra natale di Gengis Khan, da cui il mitico condottiero partì alla conquista dell’impero territorialmente più esteso della storia – dal Danubio al Mar del Giappone, dal Mare Artico alla Cambogia, ovvero quasi un quarto della superficie emersa del globo – è diventata ultimamente una delle mete più gettonate tra i viaggiatori, che li si recano per scoprirne la bellezza dei suoi paesaggi, il carattere gentile della sua gente e la peculiarità delle sue tradizioni nomadi.

Viaggiare in Mongolia però non è da tutti, la mancanza di infrastrutture che caratterizza il paese richiede un forte spirito di adattamento e questo è un aspetto che dovrete considerare prima di prendere la decisione di fare lo zaino e partire.

Viaggiare in Mongolia significa lavarsi poco, utilizzare bagni “in natura”, mangiare sempre le stesse cose, essere esposti a tutte le condizioni climatiche, il caldo, il freddo, la pioggia, il vento, ma anche dover convivere serenamente con i vostri compagni di viaggio, con gli autisti e con la vostra guida locale.

In un paese dove la maggior parte delle strade non sono altro che piste tracciate nel nulla, dove non esistono cartelli direzionali se non nei pressi della capitale, dove con i mezzi pubblici non si arriva praticamente da nessuna parte e solo in pochissimi parlano inglese, per partire all’esplorazione non potrete fare altro infatti che affidarvi ad un’agenzia che vi fornisca un mezzo, un autista, una guida/interprete e possibilmente un cuoco (ruolo spesso ricoperto dalla guida stessa). Se la vostra intenzione inoltre è quella di ammortizzare i costi, vi troverete di sicuro a viaggiare in gruppo, siano esse persone con cui partirete dall’Italia o che incontrerete direttamente in loco.

Mongolia

Un viaggio in Mongolia comincia ben prima della partenza quindi, con la consapevolezza di dove esattamente ci si sta dirigendo – cosa che dovrebbe essere valida per ogni nuovo paese – e del tipo di viaggio che si dovrà affrontare: preparatevi a caricare nel vostro bagaglio tutta l’umiltà di cui siete dotati e la voglia di abbracciare una vita semplice ed essenziale, fatta di pochi comfort, di condivisione ma anche di generosa ed immensa umanità.

Credetemi, basterà davvero poco perché, forti della meraviglia che vi circonda e affascinati da un tipo di vita così pura e primordiale, il probabile sentimento di iniziale frustrazione si trasformi in capacità di accettazione ed indulgenza. Vi stupirete di voi stessi, i piccoli comfort di cui pensavate non poter fare a meno improvvisamente scompariranno senza neanche che  ve ne accorgiate, tanto che una volta rientrati a casa farete quasi fatica a riprendere confidenza con tutta quella quantità di superfluo che vi circonda.

Il campo gher non è provvisto di doccia né di acqua corrente? Il corpo ne può fare anche a meno per qualche giorno e imparerete che le migliori salviettine umide sono quelle dermatologicamente testate, senza alcool né parabeni, rinfrescanti e al tè verde. :-) Non vi sentite a vostro agio con l’idea di utilizzare un bagno che neanche lontanamente si avvicina ai nostri standard di comfort e igiene? Dopo una giorno nella steppa smetterete di chiedervi dove si trovi e preferirete piuttosto cercare una roccia, un avvallamento o un cespuglio che faccia al caso vostro, una postazione – diciamo – decisamente più bucolica!

Magicamente anche la tavola di legno su cui state dormendo vi sembrerà ogni giorno più comoda, la vostra gher un luogo sempre più accogliente e familiare, comincerete ad abituarvi al vento, al freddo e non vi farete di certo problemi a riempire la stufa con palle di sterco essiccate, fosse quella l’unica cosa che vi è rimasta a disposizione per riscaldarvi!

Mongolia - Gher

E poi ancora benedetta carne, che sia di montone, di pecora, di vacca o di pollo, è già tanto che non ve la facciano trovare per colazione ma cosa ci volete fare…ricordate che anche gli stranieri quando vengono in Italia dopo un po’ di giorni non ne possono più di continuare a mangiare pasta!

Mongolia - khorkhog

In Mongolia ci si deve abituare a lunghe ore di viaggio e attraverso quegli spazi infiniti la prima domanda che sorge spontanea – rivolta a Gengis Khan – suonerebbe più o meno così: “Caro Chinggis, ma quando partisti a dorso di cavallo alla conquista del mondo non avevi proprio un cazzo di meglio da fare?” È incredibile pensare a come ce l’abbia fatta con così poca disponibilità di mezzi eppure oggi non ci si stupisce se è proprio a lui che continuano ad intitolarsi piazze, aeroporti e anche le migliori bottiglie di vodka!

Nonostante le tristi parentesi storiche che hanno cercato di spazzarne e cancellarne il ricordo, le antiche tradizioni che risalgono alla sua epoca resistono ancora a distanza di secoli, solide ed immutabili. “Se bevi l’acqua di una terra straniera devi berne anche le sue tradizioni”- recita giustamente un proverbio locale e tra queste, oltre al nomadismo, al wrestling, ai culti sciamanici e al buddhismo, metteteci anche la musica mongola. Ebbene, che vi piaccia oppure no, tutto quel vuoto e quel silenzio andavano pur colmati. Fatevene una ragione, vi verrà propinata in ogni momento!

In Mongolia ok, ma dove esattamente?

A meno che non abbiate due mesi di tempo a disposizione e una bella somma di denaro da spendere, per organizzare un viaggio in Mongolia dovrete decidere innanzitutto che direzione prendere rispetto alla capitale.

Sud e Ovest sono le direzioni certamente più popolari: Sud, perché permette di raggiungere il mitico Deserto del Gobi con i paesaggi che spaziano dalle dune sabbiose, a valli incantate e a formazioni rocciose dai mille colori; Ovest, perché lì, a ridosso del Kazakhistan, è dove si estende la catena montuosa dell’Altai, con le sue vette innevate di oltre 4000 metri, i percorsi di trekking e i leggendari cacciatori di aquile. In molti sono quelli che si recano da queste parti in occasione del famoso Festival delle Aquile, solitamente a cavallo tra i mesi di settembre ed ottobre.

Il Nord e l’Est sono invece meno gettonati: il Nord (o meglio Nord-Ovest), dove si trovano il Lago Khovsgol – il più grande di tutto il paese – e l’etnia in estinzione degli “uomini renna”, viene di solito aggiunto come estensione o principio di un itinerario più lungo che, partendo dalla capitale, porta a coprire anche il Deserto del Gobi passando quindi dalla regione centrale, mentre l’Est, poco esplorato, è generalmente riservato a chi, avendo già visitato il resto del paese, non vuole proprio rinunciare a scoprirne anche gli angoli più remoti ed è affascinato dall’idea di viaggiare nella regione di nascita di Gengis Khan.

Tenendo conto che i mesi di luglio e agosto sono quelli migliori per visitare il paese – quando le temperature sono più calde e gradevoli nonostante la possibilità di qualche intenso acquazzone – e che la maggior parte delle persone ha a disposizione al massimo 2/3 settimane di ferie da poter impiegare in un viaggio intercontinentale, è molto probabile che la vostra prima scelta per un viaggio in Mongolia ricadrà sulla regione del Deserto del Gobi, quello il cui nome scatena nell’immaginario storie leggendarie di carovane ed esploratori, di spazi infiniti, di dinosauri e di vuoti immensi. Talmente vuoto da riempire l’anima.

Deserto del Gobi: siete proprio sicuri di sapere cosa vi aspetta?

Quando si dice deserto normalmente si pensa alle dune di sabbia ma nel caso del Deserto del Gobi bisogna fare un’eccezione particolare: il deserto sabbioso è infatti limitato a zone molto ristrette mentre nella restante parte – che si estende per oltre 1600 km da nord a sud e oltre 800 km da est a ovest – quello che si incontra è steppa pianeggiante, formazioni rocciose erose dal tempo e catene montuose.

Khongoriin Els

L’ambiente è dunque estremamente vario, vi troverete ad attraversare incredibili canyon, a seguire il corso di rigagnoli d’acqua lungo valli fiorite, a perdere l’orientamento nel susseguirsi di infinite colline, a scivolare lungo i versanti di formazioni rocciose fiammeggianti o dai mille colori, a scalare dune di sabbia, a farvi strada tra mandrie di cammelli, capre e cavalli, attraverserete villaggi fantasma, avvisterete gazzelle, aquile e piccoli roditori; insomma, ogni giorno trascorso nel Deserto del Gobi lo vivrete stupendovi di quanta bellezza e diversità si possa celare dietro la stessa parola. Aspettatevi l’inaspettabile!

Mongolia

1. Gurvan Saikhan National Park – Yolyn Am e Khongoriin Els

Il Parco Nazionale di Gurvan Saikhan, situato nella provincia di Ömnögovi, nell’estremo Sud della Mongolia, occupa un territorio di circa 27000 ettari e costituisce la zona protetta più vasta di tutto il paese. Prende nome dalle montagne Gurvan Saikhan, le “tre bellezze”, ovvero le tre montagne più alte della catena dei Gobi-Altai: Baruun Saikhan, la ”bellezza occidentale”; Dund Saikhan, la ”bellezza centrale”; Züün Saikhan, la ”bellezza orientle”. Il picco più alto di questi tre monti raggiunge i 2846 metri di altezza ed è proprio in questa zona che è possibile esplorare la “valle delle aquile”, conosciuta localmente con il nome di Yolyn Am.

Yolin Am

Ma all’interno del parco, che si estendono in lunghezza per oltre 180 km e raggiungono una larghezza massima di circa 27 km, ci sono anche le Khongoriin Els, le dune di sabbia più affascinanti di tutto il paese. Alte fino a 300 metri le “dune canterine” – per il rumore che dovrebbe produrre il vento soffiando tra i granelli di sabbia – regalano all’occhio un’impressionante combinazione di colori. Appaiono così dal nulla, sollevandosi gradualmente dalla pianura sconfinata del deserto stepposo; scalare la più alta è un’impresa non da poco ma lo spettacolo di cui si gode da lassù ricompenserà ogni vostra fatica!

Khongoriin Els

2. Bayanzag Flaming Cliffs

Piccoli esploratori fatevi avanti e immaginatevi per un momento di ritrovarvi di fronte a una grande scoperta: ossa e uova di dinosauro! Le “rocce fimmeggianti” di Bayanzag, situate circa 100 km a nord di Dalanzadgad, furono infatti il luogo di ritrovamento di alcuni nidi di uova e dello scheletro di un dinosauro in seguito chiamato il Protoceratopos Andrews, dal nome del paleontologo che ne riportò alla luce i resti durante una spedizione del 1922. Roy Chapman Andrews fu il primo che si avventurò da queste parti con una carovana di autovetture Dodge opportunamente modificate e che si ritrovò di fronte agli occhi lo spettacolo del mutevole colore di queste rocce sabbiose sedimentarie. L’ora del tramonto è decisamente la migliore per apprezzare la magnificenza delle tinte e per esplorarle da cima a fondo percorrendone i sentieri tracciati sulla superficie.

Baynzag

3. Tsagaan Suvarga

Già che stiamo facendo riferimento ai colori non si può fare a meno di menzionare un altro luogo spettacolare situato all’estremo Sud della provincia di Dundgovi, il cosiddetto “stupa bianco”. Formazioni rocciose erose dal vento che da lontano sembrano i resti di una città perduta si innalzano imponenti nel mezzo di una piana stepposa, un incanto della natura tra cui perdervi, scivolandone su e giù per i crinali dai mille colori.

Tsagaan Suvarga

4. Baga Gazariin Chuluu

Le stupefacenti formazioni granitiche situate nel nordovest della provincia di Dungovi, 250 km circa a sud della capitale Ulanbataar, si innalzano ad un’altezza di 1750 metri nel bel mezzo della steppa, formando un canyon di rocce levigate che nascondono le rovine di un antico monastero risalente al XVII secolo.

Baga Gazariin Chuluu

Sarebbe comunque un vero peccato arrivare fin qui e fare ritorno ad Ulanbataar senza prima avere fatto tappa nell’antica capitale dell’impero dei Khan, la leggendaria Kharakorum. Di solito un tour nel Deserto del Gobi prevede anche questo, un’occasione per immergersi in un altro aspetto della cultura, quello buddhista, proprio qui dove troverete il più antico monastero di tutta la Mongolia.

L’Erdene Zuu Monastery, costruito tra il 1585 e il 1586 e in seguito parzialmente distrutto durante le purghe degli anni trenta, rientra oggi nell’elenco dei beni protetti dall’Unesco come un preziosissimo elemento culturale, visitabile non soltanto in qualità di museo ma, dal 1990, anche come luogo di  culto nuovamente attivo.

Erdene Zuu

Kharkhorin, le cui vestigia antiche sono ormai scomparse nonostante se ne tenga ottima memoria all’interno del museo cittadino, sorge sulle sponde del fiume Orkhon la cui valle, anch’essa inserita nel Patrimonio Mondiale Unesco, viene considerata la culla delle tradizioni nomadi della steppa. Situata ai piedi della catena del Khangai, in un’area protetta che occupa una superficie di 122 mila ettari, l’Orkhon Valley offre panorami incredibilmente suggestivi e un boccata di verde fresco, che vi sembrerà ancora più intenso di ritorno dalle tonalità decisamente più tenui del Deserto del Gobi.

Orkhon Valley

Organizzazione pratica

1. Documenti necessari

Dal 1° gennaio 2016 è necessario richiedere il visto di ingresso anche per soggiorni brevi di turismo rivolgendosi all’Ambasciata di Mongolia a Roma. Per la richiesta e’ necessario esibire un passaporto con validità residua di almeno sei mesi, una foto formato tessera e compilare un apposito formulario. Per un visto turistico della durata di massimo 30 giorni il costo si aggira intorno ai 60 Euro ed è consigliabile farne richiesta almeno 15 giorni prima della partenza.

2. A quale agenzia affidarsi

Piuttosto che a quale agenzia la questione fondamentale è a quale autista affidarsi. L’autista è infatti quello su cui ci si deve concentrare maggiormente, colui che conosce le strade, che si orienta con punti di riferimento quali dune e montagne come neanche un sistema gps sa fare ma soprattutto, colui che in caso di guasto conosce il suo mezzo alla perfezione e lo saprebbe riparare anche nelle situazioni più critiche. Consiglio innanzitutto, qualora decidiate di organizzarvi direttamente sul posto, senza referenze né agenzie intermediarie di cui vi possiate fidare, di fissare un incontro previa l’accettazione di qualunque pacchetto e di utilizzare il vostro sesto senso per definire se è davvero lui la persona che vorreste vi conducesse in questa avventura. Mettetelo di fronte a una mappa, fategli domande riguardo ai chilometri da percorrere, insomma mettetelo alla prova, valutate le condizioni del mezzo per quanto profani e poi preparatevi al fatto che, comunque vada, scelta giusta oppure sbagliata, sarà pur sempre una grande esperienza! :-)

Mongolia

Per quanto riguarda invece la guida certo sarebbe bello trovarne una che abbia il tipo di preparazione rigorosa ed impeccabile a cui siamo abituati, ma ahimè non si tratta di cosa facile né così scontata. Il rischio è che una guida, se pur volonterosa, non sappia assolutamente darvi indicazioni sul significato di ciò che state vedendo o che semplicemente non vi intrattenga ogni due minuti con nozioni di carattere storico/culturale. Con loro occorre essere clementi e apprezzarne il servizio in quanto interpreti linguistici piuttosto che in qualità di esperti culturali. Generalmente si tratta di persone giovani, tante delle quali femmine, che svolgono il lavoro di guida come impiego saltuario durante i mesi estivi, per poi fare ritorno ai loro studi o ad altre attività durante i lunghi mesi invernali. Questo però non toglie che possiate trovarne qualcuna estremamente preparata ed entusiasta. Con l’aumento del turismo sono tante infatti le agenzie più grandi che specializzano il loro personale e, con l’apertura della Mongolia al mondo esterno, i contatti che le guide intrattengono con le culture straniere, a volte anche per motivi di studio. Anche in questo caso,  qualora decidiate di organizzarvi direttamente in loco, richiedete un incontro con la guida previa la decisione di affidarvi a un’agenzia piuttosto che all’altra.

3. Azz la UAZ!

Credo che il mio viaggio non sarebbe stato così speciale se al posto di una UAZ a condurmi sulle piste del Gobi e nelle mie foto ci fosse stata una 4×4 qualunque. È vero, in termini di comodità e di sicurezza non sarà forse un mezzo all’avanguardia ma in quanto a praticità e solidità penso non esista veicolo migliore. Dalla Russia con amore, le sue doti di robustezza, la facilità di riparazione e di reperimento dei pezzi di ricambio lo rendono un mezzo molto più adatto rispetto ai moderni veicoli stranieri. Già nel 1936 – e niente è cambiato da allora – uno dei primi esploratori del Deserto dei Gobi scrisse: ” Per viaggiare nel Gobi, una macchina deve essere leggera, alta sul terreno, di grande durabilità, con un telaio flessibile e non meno di 28 cavalli motore”. La UAZ soddisfa a pieno tutte queste caratteristiche e aggiungerà un sacco di atmosfera al vostro viaggio.

Mongolia

4. Sul dove dormire

Sul dove dormire beh, dipende da quanto preferiate l’autenticità alle comodità. Per comodo ovviamente non si intendono hotel 4 stelle ma il solo fatto di avere un bagno e docce in muratura. Le sistemazioni che prevedono questi servizi – e letti forse più confortevoli all’interno delle gher – vengono definite “Tourist Camp” mentre le alternative più spartane comprendono sia i “Family Gher Camp” che la propria tenda igloo semplicemente picchettata in natura. Sono stata in una paio di campi turistici e vi dirò, avrei forse preferito non farlo. Troppe gher equivalgono a troppa gente e a quella sensazione di essere davvero in mezzo al nulla che si perde. Alcuni dei Family Gher Camp sono anche dotati di doccia mentre il bagno – due assi parallele sistemate su una buca scavata nel terreno – vi abituerete a cercarlo in natura!

Mongolia - Gher

Family Gher Camp a Yolin Am

5. Cosa mettere nello zaino

Nello zaino sì (o borsone morbido), perché partire per la Mongolia con una valigia è quanto di più scomodo poter portare, non tanto per il trasporto in un veicolo – di quello poco vi importa – ma piuttosto per lo spazio che occupa in una gher o, ancor peggio, in  una tenda canadese.

Le temperature, anche nel mese di agosto che dovrebbe essere il più caldo, durante la notte possono scendere di molto e, dato il vento quasi sempre costante, rendere necessario equipaggiarsi con qualcosa di caldo. La regola del vestirsi “a cipolla” risulta quindi anche qui come sempre la più appropriata ma non è l’unica cosa di cui dovrete tenere conto. Di seguito ecco allora una lista di tutte quelle cose che renderanno di certo il vostro viaggio più pratico e confortevole:

- sacco a pelo: io per comodità e perché sono un’amante della temperatura ideale, ovvero né troppo calda né troppo fredda, né ho portati due, uno più piccolo e leggero per le notti più miti e uno più ingombrante ma pesante per quelle più rigide. Nello stesso Deserto del Gobi, dove la media delle temperature è più alta rispetto ad altre zone del paese, vi ritroverete infatti anche ad altezze di oltre 2000 metri dove quello strato di piume extra non potrà altro che farvi comodo. All’interno delle gher – e questo vale sia per i campi nomadi che per quelli turistici – le condizioni igieniche non prevedono di certo il lavaggio quotidiano delle coperte, per cui l’utilizzo del sacco a pelo è raccomandato anche solo per crearvi attorno una sorta di corazza.

- cuscino da viaggio: perché non tutte le gher ne sono dotate.

- giacca a vento o piumino ripiegabili: di dimensioni contenute, e che possiate sempre portare con voi per utilizzarli in caso di necessità. Ovviamente questo si intende per un viaggio nei mesi più caldi, che vanno da giugno ad agosto, e ad altezze reltivamente basse. Per i mesi invernali invece, quando le temperature diventano glaciali, dovrete prevedere l’utilizzo di capi più caldi per coprirvi bene dalla testa ai piedi.

- salviettine umide: perché, a meno che non decidiate di sistemarvi nei campi turistici, scordatevi pure di avere la doccia a disposizione quotidianamente.

- carta igienica: durante le lunghe giornate di spostamento vi capiterà quasi ogni giorno di passare attraverso qualche centro abitato dove è possibile reperire, oltre a snack e bevande, anche prodotti per l’igiene personale.

- protezione solare.

- occhiali da sole.

- carica batteria portatile: meglio dai 20.000mAh in su, perché è facile che per più giorni vi troverete senza possibilità di caricare le vostre apparecchiature elettroniche. Aggiungo qui una nota che riguarda la connessione telefonica. Ad Ulanbataar é possibile acquistare sim locali Mobicom con pacchetto dati per la modica cifra di 15.000 Tugrug (5 euro circa). Con questa troverete connessione internet in quasi tutte le cittadine attraversate, in cima alle colline o ovunque vi troviate in linea d’aria con un ripetitore.

 - torcia frontale: perché fuori dalla gher ci sarà buio pesto e perché i blackout improvvisi  e prolungati sono sempre da mettere in conto.

- medicine varie alle quali aggiungerei una buona dose di citrosodina, un rimedio senza tempo per prevenire la cattiva digestione.

- accendino: per accendere il fuoco nella stufa della gher in caso di bisogno.

Che dire, la Mongolia è una terra di estremi che eludono di certo dal nostro concetto di normalità ma è proprio per questo che bisognerebbe affrontare il rischio di un viaggio da quelle parti, per renderci conto che in fondo siamo ancora capaci di lasciarci alle spalle tante comodità acquisite – se pur per poco tempo – e tornare ad apprezzare le cose semplici della vita da cui ci stiamo progressivamente alienando. Primo tra tutti il contatto con la natura, immensa e stupefacente, qui – è il caso di dirlo – forse più che in ogni altro dove!

Mongolia

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About Sonia Sgarella

Viaggiatrice. Determinata a far conoscere il mondo agli altri con passione ed entusiasmo, dedicando impegno, ricerca e studio ai luoghi che più ama.

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