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Isola d’Elba: un “sentiero infinito” nel mare toscano

Isola d’Elba: un “sentiero infinito” nel mare toscano

Immaginatevi un cielo limpido, di un azzurro turchese, talmente terso da permettervi di distinguere nel minimo dettaglio il profilo di quei monti che scrutano il mare da lontano, quasi poteste toccarli con un dito. Immaginateli ricoperti da un tappeto di alberi e arbusti, una trama intricata di verde lussureggiante, intensa ma ordinata allo stesso tempo, in cui la ricchezza floristica della macchia mediterranea trova la sua collocazione perfetta, ideale. Immaginate il profumo dei fiori, bianchi, gialli, rosa, viola…

L’azzurro del cielo, il verde e i colori della natura, il blu del mare: sono questi i colori dell’Elba in una giornata di sole di inizio giugno.

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Un’isola, la più grande tra le piccole, un fazzoletto di terra in mezzo al mare dove il turismo ha saputo svilupparsi a misura d’uomo, un paradiso terrestre di indiscutibile valore naturalistico, patrimonio geologico di tutto riguardo nonché “sentiero infinito” per gli amanti del trekking.

Esistono innumerevoli sentieri da percorrere, alcuni dei quali di facile accesso e ben segnalati, altri invece decisamente più impegnativi che richiederebbero preferibilmente la presenza di una guida escursionistica. Premetto di non averne affrontato neanche uno fino ad ora ma ho deciso di presentarvi comunque quello che più mi ispira e che mi riprometto di organizzare entro la prossima primavera!

Il trekking prende il nome di Grande Traversata Elbana (G.T.E.) perché prevede l’attraversamento dell’isola da parte a parte, in direzione est-ovest, suddividendo l’itinerario in quattro tappe con pernottamento presso i villaggi più vicini (non essendo permesso il campeggio lungo il percorso). Il trekking si svolge principalmente su crinale e permette di avvicinare tutti gli ecosistemi dell’isola e il suo patrimonio naturalistico, dalle coste ai boschi, per arrivare in cima al monte Capanne, a oltre 1000 metri di quota, da dove suppongo si possa ammirare uno dei panorami più affascinanti offerti dalle montagne italiane. La stagione migliore per affrontare il percorso è sicuramente quella primaverile per via dell’abbondante fioritura ma anche il mese di settembre potrebbe non essere male. L’estate è sicuramente troppo calda.

Programma (tratto dalla rivista online www.trekking.it)

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1. giorno – la Dorsale Orientale
Percorso: Cavo – Porto Azzurro Durata: 8 ore
Lunghezza: km 17,6
Quota massima: mt 516 slm
Dislivello complessivo: mt 878

Si parte da Cavo, paese elbano vicino al continente, e si inizia a salire in direzione di Monte Grosso percorrendo un sentiero circondato da piante di cisto e rosmarino. Arrivati sulla vetta di Monte Grosso, 348 metri, dove si trova ancora ben conservato ”Il Semaforo”, un’importante postazione militare di vedetta usata dai soldati italiani durante l’ultima guerra mondiale, ci si trova davanti ad un panorama superbo, ad Est il paese di Cavo, i tre isolotti posti tra l’Elba e il continente: Topi, Palmaiola e Cerboli e, oltre il canale di Piombino, la costa italiana; ad Ovest tutto il lato Nord della costa Elbana. Dopo essere scesi dal lato occidentale di Monte Grosso circondati da una lussureggiante vegetazione, si attraversa la Valle delle Fiche per poi salire ripidamente sul panoramico Monte Strega, 425 metri, dalla cui vetta si possono osservare le miniere di ferro sottostanti. Continuando lungo il panoramico sentiero di cresta in un susseguirsi di piccoli saliscendi, si arriva sul culmine di Monte Capannello 406 metri, punto di osservazione ideale sulle baie di Bagnaia e Nisporto oltre che sul sottostante paese di Rio Elba. Il sentiero porta fino alla pineta delle Panche, quota 325, da dove iniziamo a salire in direzione della vetta più alta della giornata: Cima del Monte, 516 metri. Una volta raggiunta la vetta il panorama è maestoso, si domina tutta L’Elba Orientale e in particolare il castello del Volterraio e la baia di Portoferraio. Scendendo sempre con il mare sui due lati del sentiero sia arriva alla Piana della Principessa, importante sito archeologico, per poi risalire su Monte Castello, quota 389, ed ammirare la sottostante valle del Monserrato con il suggestivo santuario spagnolo ed il paese di Porto Azzurro, dominato dalla settecentesca fortezza di San Giacomo. Scendendo, lasciamo le suggestive rocce rosse della dorsale Orientale e dopo aver attraversato oliveti e vigneti, entriamo nell’abitato di Porto Azzurro dove termina la prima tappa.

2. giorno – la Dorsale Centrale
Percorso: Porto Azzurro – Marina di Campo
Durata: 8 ore Lunghezza: km 15,5
Quota massima: mt 377 slm
Dislivello complessivo: mt 859

Lasciato Porto Azzurro si risale la valle del Botro fino a Capo Galletti per poi scollinare nella valle del Buraccio caratterizzata dalla coltivazione dell’olivo e della vite; si riscende l’intera valle fino a raggiungere i vigneti di Casa Marchetti. Da qui si risale circondati da piante profumate di rosmarino e ginestra in direzione di Monte Orello 377 metri, dove, oltre allo stupendo panorama – Portoferraio a nord e i golfi di Lacona e Stella a sud, si potranno visitare le fortificazioni militari della seconda guerra mondiale. Scendendo da Monte Orello, attraversando una vecchia sughereta, si raggiunge la sorgente di “Fonte agli Schiumoli”, sfruttata già in epoca etrusca, quindi si prosegue fino al passo di Colle Reciso, quota 200, sormontato da una grossa cava di calcare; da qui si risale la “Dorsale Centrale” arrivando al Poggio del Molino a Vento 288 metri, dove, circondato da prati, il rudere dell’antico molino domina il golfo di Lacona. Il sentiero immerso nel verde sale ripidamente al Monte Barbatoia 368 metri, e, rimanendo sul crinale, si raggiunge in pochi minuti il Monte San Martino a quota 360, posizionato esattamente al centro dell’Elba. Scendendo lasciandoci a destra la valle del Literno, si cammina lungo la mulattiera militare verso sud fino a raggiunge il Passo del Monumento e po continuare a salire sotto grandi piante di corbezzolo ed erica arborea che in parte nascondono le trincee ed i bunkers dell’ultima guerra per poi raggiungere la vetta di Monte Tambone, 377 metri, che ci regala uno dei più bei panorami dell’isola.Si scende in direzione di Marina di Campo per terminare l’escursione sulla sua bella spiaggia di sabbia bianca.

3. giorno trekking – la Vetta dell’Elba
Percorso: Marina di campo – Poggio
Durata: 7 ore
Lunghezza: km 19,8 Quota massima: mt 1019
slmDislivello complessivo: mt 1120

Da Marina di Campo si risale il vecchio sentiero che collegava il piccolo porto campese con San Piero, il paese più importante del versante sud del Monte Capanne, conosciuto già nell’antichità per le sue cave di granito. Dopo averne attraversato i vicoli lastricati in pietra si imbocca il viottolo in località Le Piane, e dopo essere passati dalle ancora attive cave di granito si continua circondati dalla bassa macchia in cui spiccano il cisto e la ginestra, fino a raggiungere il molino ad acqua di Moncione 366 metri, dove veniva macinato il grano fino all’ultimo conflitto bellico. Siamo in una delle zone archeologicamente più importanti dell’isola dove, oltre alle necropoli villanoviane, spiccano le antiche cave di granito di epoca Romana che ancora oggi conservano numerose colonne pressoché complete che in alcuni casi superano i dieci metri di lunghezza. Lasciando a destra Vallebuia, si sale fino ai 548 metri di Pietra Murata (grosso monilite di granito sfruttato dagli antichi come postazione di vedetta intorno al quale si era sviluppato un villaggio costituito da rifugi sottoroccia e capanne in pietra), per poi proseguire fino a raggiungere “Le Macinelle” a quota 600 metri, due rifugi in pietra a pianta circolare che nella forma ricordano gli igloo degli  eschimesi. Dopo aver superato il fosso dell’Inferno si giunge al “Colle della Grottaccia” 645 metri, poi continuando sul crinale verso nord-est, circondati da rocce granitiche in cui l’erosione ha scolpito fantasmagoriche figure, si raggiunge il quadrivio delle Filicaie quota 870, punto di inizio delle due principali valli isolane: La Valle di Pomonte a sudovest e quella della Nevera a nordest. Da questo panoramico pianoro comincia l’ascesa alla maggiore vetta elbana risalendo un costone roccioso che permette di ammirare il cuore ancora selvaggio dell’isola, per poi arrivare sulla vetta del Monte Capanne, quota 1019 metri, ed ammirare l’Elba nella sua interezza: le isole di Gorgona e Capraia a nord, la costa italiana ad est, le isole del Giglio, Montecristo e Pianosa a sud e la grande Corsica con le sue vette spesso innevate ad ovest. Lasciata la vetta si scende dal versante nord lungo un sentiero che si snoda a tornanti tra grossi lastroni di granito fino alla sella del Ferale 620 metri da dove, circondato da erica e corbezzoli, il sentiero termina direttamente nei vicoli del borgo di Poggio, 350 metri.

4. giorno – l’antica via di comunicazione
Percorso: Poggio – Pomonte
Durata: 8 ore
Lunghezza: km 19,5
Quota massima: mt 748 slm
Dislivello complessivo: mt 750 

Si parte dalla piazza di Poggio e dopo poche decine di metri si inizia a salire, con il conforto dell’ombra dei castagni, fino al romitorio di San Cerbone, 531 metri. Lasciato il suggestivo luogo di culto costruito dai benedettini intorno al 1400 si prosegue lungo un agevole sentiero che percorre in falsopiano tutta la Valle di Pedalta per poi inserirsi, dopo avere attraversato una pineta, sul selciato della via Crucis che collega il paese di Marciana al Santuario della Madonna del Monte, 630 metri. Lasciato il santuario con i suoi secolari castagni si prosegue verso il Masso dell’Aquila, quota 634, rifugio sottoroccia già abitato nella preistoria, punto panoramico eccezionale dal quale si domina tutta la costa nord dell’Elba, ed in particolare l’abitato e la baia di Sant’Andrea. Andando avanti, camminando sul sentiero che collega Marciana a Pomonte, superata una radura ventosa si inizia a scendere dolcemente fino a raggiungere la sorgente del Bollero, piccola sorgente ombreggiata dai castagni per poi risalire fino al Troppolo. Svoltando a sinistra in direzione di Pomonte, un bel sentiero selciato raggiunge la Terra, quota 600, da dove si inizia a vedere la Valle di Pomonte. Si scende nella stessa, fiancheggiati dai terrazzamenti dei vigneti abbandonati quasi completamente, fino a raggiungere il paese di Pomonte, affacciato sul mare.

 

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About Sonia Sgarella

Viaggiatrice. Determinata a far conoscere il mondo agli altri con passione ed entusiasmo, dedicando impegno, ricerca e studio ai luoghi che più ama.

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