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Kirtimukha, il “volto di gloria”

Kirtimukha, il “volto di gloria”

Quante soglie ho attraversato senza mai preoccuparmi della sua presenza e quante, forse, ne avrete varcate anche voi, incuranti del suo sguardo terribile. Eppure lui era li, attento ad osservarvi e a permettervi l’accesso nei luoghi sacri di India, Nepal, Bhutan, Cambogia, Cina e non solo. Lui, il macabro e terribile guardiano della soglia, conosciuto con il nome sanscrito di Kirtimukha, il “volto di gloria“, protezione per i pii, feroce contro i demoni. Racconta il mito che il grande re titano (asura) Jalandhara, eterno nemico degli dei, in virtù di straordinarie pratiche ascetiche, avesse sviluppato in sé poteri irresistibili. In un terribile eccesso di superbia, Jalandhara inviò Rāhu, suo demone messaggero, per sfidare e umiliare il grande dio in persona, Śiva, il creatore, sostenitore e distruttore del mondo. La sfida prevedeva che Śiva rinunciasse al suo splendido gioiello, alla sua futura sposa, Pārvatī, la “bella fanciulla dei tre mondi”, e che la consegnasse immediatamente al re titano. Nel momento in cui Rāhu annunciò la pretesa di Jalandhara,  Śiva, dal terzo occhio situato fra le sue sopracciglia, fece si che la sua potenza prorompesse in un’esplosione tremenda e che da questa prendesse forma un demone raccapricciante, il cui corpo inquietante, sottile ed emaciato, annunciava una fame insaziabile. Rāhu, consapevole del proprio inevitabile destino, si affidò allora alla benevolenza del grande dio affinché lo risparmiasse. La supplica fu accolta, Rāhu fu graziato lasciando così la mostruosa creazione di Śiva  con una fame terribile e nessun cibo in grado di saziarla. Il grande dio suggerì quindi al mostro di nutrirsi della carne del proprio corpo, cosicché la creatura vorace mangiò e mangiò sino a che di lui non rimase che il volto. ” Che tu sia conosciuto come volto di gloria” -dichiarò benevolmente Śiva- “e che tu rimanga sempre davanti alla mia porta. Chiunque trascuri di adorarti non otterrà mai il mio favore”.

Ben presto il “volto”, da emblema particolare di Śiva che era, cominciò ad essere usato indiscriminatamente nei luoghi dove la fede induista e buddhista ( che con la prima condivide numerose tradizioni e simboli) si diffusero nei secoli. Il devoto che varca la soglia di un tempio, di un monastero o di una casa, oggi saluta il “volto” con fede e fiducia perché sa che il Kirtimukha “è un segno e un agente della collera della divinità protettrice che distrugge i demoni e ci difende dalle forze tiranniche del mondo vorace”(Heinrich Zimmer).

La prossima volta che vi capitasse di incontrarlo sullo stipite di una porta, raffigurato nell’atto di “ingoiarsi”, dunque soffermatevi, salutate con riverenza, chiedete “permesso” e, se il permesso vi verrà concesso, solo allora procedete; vi sentirete meglio sapendo di rientrare nella cerchia degli esseri da proteggere piuttosto che dei demoni da combattere!

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About Sonia Sgarella

Viaggiatrice. Determinata a far conoscere il mondo agli altri con passione ed entusiasmo, dedicando impegno, ricerca e studio ai luoghi che più ama.

3 Comments

  1. Paolo Serravallo

    Fantastico articolo, ho appena acquistato una maschera Tibetana in bronzo di Kirtimukha della prima metà del XX secolo da una casa d’Aste.
    Grazie

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