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La Milano Liberty tutta da scoprire

La Milano Liberty tutta da scoprire

“Non è vero che sono brutta. Non è vero che sopra di me c’è sempre la nebbia. Non è vero che sono fredda e penso solo ai soldi. [..] Per chi mi avete preso? Io sono Milano. E sono una bella signora”. (Un giorno a Milano – Raffaella Rietmann, Michele Tranquillini)

Se è vero che quest’anno il 55% di noi italiani, per via della crisi, rinuncerà alle amate vacanze, sarà bene  trovare qualcosa di curioso da fare in città, qualcosa che possa arricchire la nostra conoscenza di quegli stessi luoghi in cui risiediamo ma che non ci siamo mai proposti di esplorare. Oggi siamo a Milano dove vi voglio portare alla scoperta dei migliori esempi di case e palazzi  in stile Liberty, sorti tra la fine del XIX secolo e i primi anni del XX. Il termine, lo si deduce facilmente, arriva dall’estero, più precisamente da uno dei più noti grandi magazzini londinesi, “Liberty” appunto, situato in Regent Street, subito dopo Hamleys, in direzione Oxford Street. L’ingresso principale, costruito utilizzando le travi di legno dell’HMS Hindostan, nave della marina reale varata nel 1841, si trova oggi in  Great Marlborough Street (vedi mappa).

Liberty London

Il negozio aprì  nel 1875 per opera di Arthur Lasenby Liberty, ricco mercante dell’epoca, con il nome di Liberty & Co. Un magazzino nel quale si vendevano arte e oggettistica provenienti dalle indie orientali e dal Giappone (i cosiddetti oggetti d’arredamento decorativo), oltre a carte da parati e tessuti che vennero in seguito impiegati nella produzione di originali capi d’abbigliamento. Liberty instaurò forti legami e collaborazioni con artisti e designer inglesi dell’epoca, amanti dello stile Art Nouveau (Nuova Arte), un movimento artistico-filosofico nato in Francia, ispirato alla natura, che  influenzò arti figurative, architettura e arti applicate, e che Mr. Liberty si propose di supportare e promuovere come stile distintivo della sua attività. Il negozio divenne  quindi il primo prestigioso rappresentante di questo nuovo stile floreale al quale  in Italia ci si riferisce appunto come stile Liberty, dal fondatore del negozio. Il movimento modernista, partito da paesi culturalmente più dinamici del nostro, giunse in Italia con un modesto ritardo di una manciata d’anni, partendo soprattutto dalle arti minori e decorative, quali l’arredamento di interni e la grafica ma con l’intento e l’aspirazione di abbracciare anche la progettazione architettonica. Questo passaggio avvenne verso la fine del XIX secolo quando Milano assunse sempre di più il ruolo di guida industriale ed economica di tutto il paese. Un periodo di forte ascesa per la borghesia della città che volle dunque affermare il potere economico e sociale acquisito. La gran parte degli edifici liberty ebbe infatti una committenza privata: artigiani, imprenditori, professionisti, esponenti di una borghesia benestante e ricettiva nei confronti del nuovo che seppero dare fiducia a giovani architetti nella costruzione delle proprie abitazioni e degli ambienti del proprio commercio. Ecco dunque moltiplicarsi le case in cui l’adesione al nuovo stile è evidente anche se spesso solo a livello di soluzioni esterne e raramente di innovazioni interne. Tale stile trovò a Milano uno dei terreni più fertili, a tal punto che viene spesso indicata (assieme a Palermo e Torino), come la “Capitale italiana del Liberty”.

Il primo edificio che costituisce un po’ il “manifesto” artistico dell’Art Nouveau a Milano e in Italia, è Palazzo Castiglioni, progettato da Giuseppe Sommaruga nel 1901  in Corso Venezia,  in un contesto tra i più “nobili” della città, quasi in un atteggiamento di sfida ai benpensanti e conservatori concittadini. Una sfida probabilmente persa dato che, quando nel 1903 furono tolti i ponteggi dalla facciata, l’opinione pubblica si schierò fortemente contro fino ad ottenere di far rimuovere due statue di figure femminili di Ernesto Bazzaro poste sopra il portale d’ingresso. Le due statue risultavano incomprensibili nel loro significato simbolico, erano criticate perché non avevano un ruolo preciso (non erano cariatidi a sostenere il portale o un balcone), e in ultimo si accusavano di essere troppo procaci e nude tanto che il popolo milanese cominciò a soprannominare il palazzo la Ca’ di ciapp, ovvero Casa delle chiappe . Per vedere queste due statue basta andare in via Buonarroti 48 (zona Fiera) dove ornano Villa Romeo, oggi casa di cura. L’elaborata monumentalità e la dirompenza della facciata di Palazzo Castiglioni, che si contrappone all’austerità e alle simmetrie del neoclassicismo tipico della via sono sicuramente degne di nota così come lo fu l’introduzione del cemento come materiale scultoreo che prenderà rapidamente piede nella scultura liberty.

Ca' di Ciapp

In contrapposizione a questa prima interpretazione del Liberty milanese vi è Casa Galimberti in Via Malpighi 3: progettata dall’architetto Giovanni Battista Bossi nel 1903 su incarico dei fratelli Galimberti, è ritenuto uno dei pezzi più brillanti del Liberty milanese grazie al rivestimento di gran parte della facciata esterna con piastrelle figurate in ceramica, ferri battuti e motivi floreali. La realizzazione della facciata risulta quindi più leggera e a dominare l’estetica dell’edificio sono i colori; oltretutto le maioliche si adattano alle esigenze pratiche di pulizia della facciata del palazzo.

Casa Galimberti

A pochi metri di distanza, al numero 12, si trova la Casa Guzzoni, anch’essa progettata da G.B.Bossi nel 1904, che pur conservando la leggerezza della facciata, sostituisce le maioliche con sinuosi ed elaborati apparati di putti, figure femminili e forme vegetali realizzati in cemento, ottenendo un risultato molto diverso dal caso precedente. L’incarico venne dal Cavalier Giacomo Guazzoni, di professione capomastro.

Casa Guazzoni

Altro magnifico esempio è quello di Casa Campanini, situato in Via Bellini,11. Il palazzo venne edificato tra il 1904 e il 1906 dall’architetto Alfredo Campanini, per diventare la residenza dello stesso.  Di immediato impatto sono le cariatidi di cemento all’ingresso, realizzate dallo scultore Michele Vedani. Il cancello d’ingresso in ferro battuto, disegnato dallo stesso Campanini e realizzato da Alessandro Mazzucotelli, riprende i motivi floreali tipici della scultura Liberty; tali trame si possono ritrovare anche nei ferri battuti all’interno del palazzo e nella gabbia dell’ascensore.

Casa Campanini

Il liberty milanese vede il suo periodo di splendore durante l’esposizione internazionale del 1906, un’occasione di confronto in ambito culturale e tecnologico tra le nazioni mondiali. Dei 225 edifici progettati per l’occasione, gran parte vengono eretti in stile Liberty, specie i padiglioni espositivi. Di essi rimane solamente l’Acquario civico di Milano, mentre gli altri furono demoliti al termine dell’esposizione.

Acquario Esposizione 1906

Dopodiché lo stile risentirà di pesanti contaminazioni di altri stili, uno su tutti lEclettismo, che sceglie in diverse dottrine ciò che gli è affine e cerca di armonizzarlo in una nuova sintesi. Un celebre esempio di questa tendenza è data da Casa Berri-Meregalli, in via Cappuccini 8Fu il piacentino Giulio Ulisse Arata l’artefice di questo palazzo, concepito ed eretto tra il 1911 e il 1914. Dietro la pretesa di uno stile interamente originale e moderno si cela la sovrapposizione di elementi di varia provenienza: romani, gotici, rinascimentali, liberty (i putti scolpiti, gli affreschi, i ferri battuti ecc.) e neoromanici (pietra, mattoni a vista, archi di scarico, logge), fusi entro un’esuberanza plastica e decorativa che fa di questa architettura una manifestazione estrema dell’eclettismo.

Casa Berri-Meregalli

Tra le varie contaminazioni, si osservano i numerosi palazzi in cui il liberty è mischiato al neogotico, motivo per cui si possono trovare in giro per la città numerose abitazioni con l’aspetto di un castello: il più famoso è il Castello Cova, situato in Via Carducci, 36.

L’esperienza Liberty milanese quindi, dopo aver perso la spinta iniziale fino all’esposizione internazionale, inizia a subire contaminazioni sempre più pesanti, fino al tramonto definitivo che si avrà con la costruzione di Stazione Centrale, inaugurata nel 1931, dove le decorazioni miste del tardo liberty si uniscono alla monumentale struttura tipica dell’architettura fascista.

!!! Buona Milano Liberty!!!

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About Sonia Sgarella

Viaggiatrice. Determinata a far conoscere il mondo agli altri con passione ed entusiasmo, dedicando impegno, ricerca e studio ai luoghi che più ama.

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