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L’ABC del trekking in Nepal: semplici regole per stare bene

L’ABC del trekking in Nepal: semplici regole per stare bene

Se siete capitati su questa pagina cercando informazioni riguardanti il trekking al Campo Base dell’Annapurna (A.B.C.) beh dai, in fondo non siete caduti poi così male. I consigli che trovate qua sotto sono infatti di carattere generale e chiunque si appresti ad affrontare un trekking in Nepal dovrebbe farne tesoro. Pronti allora?

A come Acclimatamento

…perché sapete qual’è la prima cosa che può creare gravi problemi in alta montagna? La fretta! Sette, otto, nove giorni: un itinerario non dovrebbe essere misurato sulla base delle ore impiegate a percorrere una distanza, non si tratta di una gara contro il tempo bensì di un godersi la natura cercando di arrivare a destinazione nelle stesse condizioni ottimali in cui si è partiti, e questo per poter godere appieno dello spettacolo che ci circonda.

Sembra un’esagerazione ma – come dice anche la Lonely Planet – “a volte la differenza tra l’essere portati via da un elicottero e terminare felicemente un trekking, non è altro che un giorno in più di riposo”. Se non si hanno abbastanza giorni per poter affrontare un trekking ad alte quote – contandone anche un paio di emergenza – il consiglio è piuttosto quello di lasciar perdere o di scegliere un itinerario più corto. Tranquilli, in Nepal ce ne sono a decine e sono tutti meravigliosi!

Un concetto fondamentale per chi vuole affrontare un trekking oltre i 2.800 metri (la cosiddetta “linea di acclimatamento” per la maggior parte delle persone che vivono al livello del mare) è quello di non voler strafare anche quando sembra che il fisico ce lo consenta. I sintomi del mal di montagna sono spesso ritardati da 6 a 24 ore rispetto al momento in cui si supera la linea di acclimatamento – che aumenta mano a mano che il corpo si abitua – e se siete saliti troppo in fretta potreste accorgervene quando ormai siete già troppo in alto.

In questo ognuno è diverso dall’altro e, a meno che non siate già stati ad altezze simili, è difficile predire come potrebbe reagire il vostro organismo; se invece sapete già di esserne inclini, a maggior ragione dovrete adeguare il vostro ritmo al processo di acclimatamento, oppure assumere dei farmaci (Diamox) per prevenirne l’insorgere. Tenete presente che in linea di massima si consiglia di non dormire a più di 500/700 metri rispetto a dove si è dormito la notte precedente…

Alternare allo sforzo momenti di meritato riposo è molto importante e questo per lasciare al corpo il tempo di adattarsi alla diversa ossigenazione, dovuta alla diminuita pressione atmosferica in quota. Riposare, che però non significa dormire: terminata una giornata di trekking intenso, evitate di addormentarvi subito; date invece tempo al corpo di rimettersi in equilibrio lentamente, svolgendo per esempio qualche attività leggera, come una passeggiata nei dintorni del campo.

I problemi ad gni modo non sono sempre e solo legati alla fretta nel salire: bisogna ricordare infatti che la discesa spesso mette a dura prova più dell’ascesa e che il voler concentrare in 5 giorni, per esempio, quello che di solito si suggerisce di fare in 7, non è comunque una buona idea, neanche se questo significa unire due tappe massacranti verso valle.

B come Benessere

… che parte dai piedi e arriva alla testa. Piedi e ginocchia sono tra le parti del corpo di cui bisogna avere più cura ma non sono le sole: una testa libera da pensieri, positiva e motivata è infatti il nostro motore per eccellenza, colei che riesce a portarci avanti anche lì dove gambe e schiena ci chiederebbero di rallentare o addirittura di fermarci e tornare indietro.

Questo non vuol dire che con la positività si possano evitare le vesciche – che è necessario tenere costantemente sotto controllo e se possibile prevenire con una scorta abbondante di garze e cerotti – ma certamente che neanche lamentandosi della fatica si riesca a migliorare la propria condizione o quella degli altri che ci stanno intorno. Tutti – e dico tutti – fanno fatica in montagna, fa parte del pacchetto: il segreto del successo sta nel mantenere alto lo spirito!

Per affrontare le lunghe salite, se volete un consiglio, fatelo cercando di non guardare mai oltre la punta delle vostre scarpe o poco più in là ed entrerete così in una sorta di camminata meditativa. Concentratevi solo sul dove mettere i piedi, passo dopo passo, andate lentamente cercando di non far aumentare troppo il respiro o i battiti cardiaci e vedrete che in men che non si dica sarete già arrivati!

Annapurna Base Camp

Ma tornando al discorso del benessere puramente fisico: anche la schiena vuole la sua parte e in questo, sia il tipo di zaino che vi portate dietro, sia il modo di prepararlo sono fattori determinanti. Innanzitutto cercate di sistemare le cose pesanti in fondo e più vicino alla schiena, mentre quelle più leggere in alto e verso il fronte; evitate pesi penzolanti all’esterno che potrebbero sbilanciarvi o infastidirvi e calibrate bene la posizione di tutto quello che avete posto al suo interno – perché uno zaino che vi pesa su una spalla piuttosto che sull’altra potrebbe causarvi dolori non indifferenti; fate in modo inoltre che lo zaino si sviluppi in altezza piuttosto che in larghezza – aiutandovi per questo con eventuali cinghie contenitive – e badate bene a non caricare la tasca superiore con troppi oggetti piccoli ma pesanti.

E poi continuando, vogliamo parlare dello stomaco e di quanto sia importante seguire una dieta equilibrata per l’altezza e per il tipo di attività che si sta svolgendo?

C come Cibo! 

Da quelle parti lo sanno, per esempio, quanto l’aglio faccia bene per prevenire il mal di montagna e allora ecco che ve lo troverete, volenti o nolenti, come ingrediente base della vostra alimentazione. Mangiare lentamente e alzarsi da tavola con ancora un po’ di fame – soprattutto la sera – non solo dicono aiuti a vivere più a lungo, ma in situazioni di questo tipo, quando la digestione avviene in maniera più lenta, favorisce lo stomaco nel mantenersi regolare.

Scegliere bene cosa mangiare in base all’attività che si deve affrontare è di grande utilità: carboidrati, per esempio, prima di una salita durante il giorno, una zuppa e poco altro alla sera se fa molto freddo e si ha intenzione di andare a dormire subito dopo. Anche in questo caso comunque ogni persona è fatta a modo suo e, seppur fortunatamente il nostro corpo si adatti spesso molto meglio nella pratica che non nella teoria, non sta di certo a me definire il vostro livello di sazietà. Sarete invece voi stessi a dovervi porre dei limiti.

Provate comunque a chiedere ai nepalesi qual’è il piatto perfetto per affrontare una giornata in montagna ed è sicuro che vi risponderanno con due semplici parole:

D come Dal Bhat!

Ammetto di non essere una grande mangiatrice di questo piatto tradizionale perché non amo mischiare troppi sapori speziati ma trovo che il concetto alla base della sua ricetta sia ottimo anche per altre ricette: riso (bhat) innanzitutto, per il giusto apporto di carboidrati, lenticchie (dal) – o altri legumi – per il valore nutrizionale proteico, verdure (takari), perché ricche di fibre.

Veg Curry - Nepali Food

Se so di dover affrontare una salita impegnativa dopo pranzo il mio piatto preferito è per esempio il veg curry with rice mentre alla sera preferisco variare a seconda dell’altezza e delle temperature.

E come Eventualmente

… se tutte queste precauzioni non dovessero essere abbastanza e cominciaste ad avvertire i primi sintomi del mal di montagna (AMS, “Acute Mountain Sickness”) – dolore di testa, nausea, inappetenza, mancanza di fiato anche a riposo, spossatezza, tosse secca – o diarrea, sarà bene allora che vi prepariate a riflettere sul da farsi.

La principale cura del Mal di montagna è non proseguire la salita e scendere di quota se i sintomi persistono. In genere dovrebbero bastare anche meno di 300 metri ma le casistiche possono essere varie e alcune trasformarsi anche in patologie più gravi (HACE o HAPE). Per quanto riguarda invece le infezioni batteriche sarà necessario ricorrere ad un antibiotico.

Se state viaggiando con una guida capace è molto probabile che abbia lei con sé tutti i medicinali necessari in caso di emergenza; se invece viaggiate da soli informatevi bene sul cosa sia utile portarsi dietro prima di partire. Un viaggiatore responsabile che ci tenga alla propria salute deve capire comunque che a volte è necessario rinunciare ai propri obiettivi se la situazione si mette male. Di conseguenza – e con questo concludo…

F come Fermatevi!

Condizioni di salute in bilico, vesciche trascurate o infette e situazione meteorologica avversa sono tutte motivazioni che dovrebbero mettervi in guardia. A volte si tratta solo di dover aspettare uno o più giorni prima di poter ripartire, altre invece bisogna saper guardare in faccia alla realtà e costringersi a fare marcia indietro. Siate sempre prudenti e ricordatevi che con le montagne non si scherza affatto!

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About Sonia Sgarella

Viaggiatrice. Determinata a far conoscere il mondo agli altri con passione ed entusiasmo, dedicando impegno, ricerca e studio ai luoghi che più ama.

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