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Ladakh: un paradiso senza tempo

Ladakh: un paradiso senza tempo

Ho viaggiato per giorni respirando la polvere di un deserto ad alta quota pensando che in fondo alla strada potesse esserci solo la fine del mondo; immaginavo ad un certo punto un cartello con la scritta “spiacenti, la Terra finisce qui” e che da lì saremmo dovuti tornare indietro; ma la strada continuava… continuava verso il paradiso in Terra: Ladakh mon amour!

Leh-Manali Highway

Leh-Manali Highway

Incastonato e protetto tra le maestose catene montuose del Karakorum e dell’Himalaya, in un territorio che si sviluppa dai 3000 agli oltre 6000 metri d’altezza all’interno dello stato federato del Jammu & Kashmir, il Ladakh, tra gli stati del mondo, e certamente uno tra i  piu suggestivi e surreali,  luogo magico e senza tempo.

Situato nell’estremo nord dell’India, ai confini con la Cina e con il Pakistan, in una regione a maggioranza buddhista che costituiva un tempo la parte più occidentale del Tibet, è dove le antiche tradizioni religiose vengono ancora scrupolosamente tramandate da padre a figlio e da maestro a discepolo;

li ad un passo dal cielo, tra i paesaggi mozzafiato di un deserto d’alta quota punteggiato di cime innevate, e dove si nascondono oasi di pace dal fascino suggestivo, piccoli mondi remoti nei quali le principali scuole monastiche del buddhismo tibetano trovano rifugio ed ispirazione, e dove ancora oggi, a distanza di secoli dalla loro fondazione, praticano invariati i rituali della fede, all’interno di monasteri che incantano e stupiscono per la loro bellezza, come fossero una sorta di miraggio.

Monastero di Likir - Ladakh

Monastero di Likir – Ladakh

Viaggiare in Ladakh significa lasciarsi trasportare indietro nel tempo in un mondo sospeso tra la terra e il cielo dove spiritualità e religiosità influenzano ogni aspetto della vita quotidiana dei suoi abitanti e dove il riconosciuto rispetto per la vita e per la terra vogliono essere di insegnamento non solo ai loro più prossimi vicini ma a tutti coloro che qui si recano in visita.

Il periodo migliore per visitare il Ladakh è quello che corrisponde all’incirca con la nostra estate, da maggio a settembre, quando lo scioglimento delle nevi permette la riapertura delle uniche strade carrozzabili che connettono Leh, il capoluogo, con il resto dell’India e più precisamente con Manali, in Himachal Pradesh, e con Srinagar, in Kashmir.

Leh-Manali Highway

Leh-Manali Highway

Leh, una piacevole cittadina di circa 27000 abitanti che sorge ad un’altezza di 3486 metri, costituisce la base e il luogo di partenza per tutti gli spostamenti che, seguendo i quattro punti cardinali, vi porteranno a scoprire gli angoli più nascosti di questa regione meravigliosa, sorta sulle sponde del leggendario fiume Indo il quale diede nome alla nazione intera.

Leh -Ladakh

Leh -Ladakh

Sarà proprio risalendo il corso di questo fiume maestoso che partiamo in direzione sud-est, seguendone la riva sinistra, dove sorge l’ultima dimora dei re ladakhi, costruita nel 1825 sul modello del palazzo-fortezza di Leh, ormai abbandonato. Si tratta dello Stok Khar, dove ancora oggi risiedono i discendenti della famiglia reale e al cui interno, nell’interessante museo, viene conservato un pezzo di storia del paese.

Palazzo di Stok - Ladakh

Palazzo di Stok – Ladakh

Proseguendo lungo la strada nella piana desolata seguono il monastero di Matho e quello di Hemis, il più grande e ricco del Ladakh facente capo alla scuola dei monaci Drukpa, i cosiddetti “berretti rossi”, la cui filosofia trova fondamento nel pensiero degli yogi Tilopa, Naropa, Marpa e Milarepa, quest’ultimo il massimo poeta che il Tibet abbia mai avuto.

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Ripartendo da Leh sempre in direzione sud-est ma passando questa volta alla riva destra dell’Indo si susseguono il palazzo di Shey, il monastero di Thikse e quello di Stakna, il secondo dei quali rappresenta l’apice di straordinarietà per quel che ne riguarda l’architettura. Appartenente all’ordine riformato dei monaci Gelug-pa, ovvero dei “berretti gialli”, il monastero custodisce un’immensa statua di Maitreya, il Buddha del futuro, un tempio dedicato a Tara, divinità femminile e notevoli esempi di arte tantrica affrescati sulle pareti interne del Dukang, la sala della preghiera.

Ladakh - Monastero di Thiksey

Monastero di Thiksey

Prendendo quindi la deviazione verso il Lago di Pangong, lungo la valle di Sakti, ecco apparire il sorprendente monastero di Chemrey, costruito nei primi anni del XVII secolo e dipendente tuttora da quello di Hemis. Poco più in là, all’estremità settentrionale della valle, il monastero di Tagthog, appartenente all’ordine Nyingma e costruito nei pressi della grotta dove avrebbe meditato Padmasambhava, colui che diede avvio alla diffusione del buddhismo in Ladakh.

Monastero di Chemrey

Monastero di Chemrey

A nord di Leh, superato il leggendario passo del Khardung La a 5359 metri, si estendono le Valli dei fiumi Shyok e Nubra, un tempo remoti avamposti lungo la via della seta dove, oltre ai monasteri di Diskit e Sumur, si nascondo luoghi di eremitaggio e laghi incantati, qui dove è possibile incontrare i famosi cammelli della Battriana.

Val di Nubra - Ladakh

Val di Nubra – Ladakh

Ad ovest di Leh, passato il monastero di Spituk e in direzione di quello di Lamayuru, una profusione di luoghi sacri e capolavori d’arte indo-kashmira: il monastero di Phyang, quello di Likir e di Alchi, quest’ultimo risalente al X secolo e che conserva tre gigantesche statue rappresentanti Avalokiteshvara, Maitreya e Manjushri, la triade più famosa del lamaismo.

 Monastero di Lamayuru

Monastero di Lamayuru

Infine, ma che non esaurisce le meraviglie di questo paese, il Lago Tso Moriri, un’incantevole distesa di acqua salata a 4600 metri di quota. A circa 240 chilometri da Leh, il lago può essere raggiunto solo nei mesi estivi e previo rilascio di un permesso che ne limita l’accesso su base annuale.

Tso Moriri - Ladakh

Tso Moriri – Ladakh

Raggiungere lo Tso Moriri significa attraversare una regione di immenso fascino dove da millenni le popolazioni nomadi vivono nel silenzio di paesaggi grandiosi e infiniti, dedite all’allevamento degli yak e delle capre pashmina.

Un’ambiente d’alta quota incredibile dove l’azzurro dell’acqua e quello del cielo, il bianco candido delle nuvole e i colori di una spettacolare natura desertica d’alta montagna si incontrano e si fondono: una visione fantastica e senza tempo, qui nella terra della spiritualità, ad un passo dal paradiso, dove solo una mente divina potrebbe aver concepito tanta inimmaginabile bellezza!

DA NON PERDERE…

Ad ogni monastero il suo festival ma sicuramente quello di Hemis li supera tutti! Ogni anno, tra maggio e luglio, il monastero di Hemis, il più grande e ricco del Ladakh, si prepara ad ospitare il festival più famoso della regione himalayana. Pellegrini provenienti da ogni angolo del paese e vestiti degli abiti tradizionali migliori, si riuniscono nel cortile principale del Gompa per assistere ai due giorni di celebrazioni volti a rievocare la vita e gli insegnamenti di Guru Rimpoche nel giorno della sua nascita.

Conosciuto anche con il nome sanscrito di Padmasambhava (“il nato dal loto”), Guru Rimpoche è considerato dalla tradizione il fondatore del buddhismo tibetano e colui che ne ha permesso la diffusone. Due giorni di danze scandite dal ritmo intenso di cimbali, trombe e tamburi; un momento di ritrovo e di divertimento ma soprattutto un’occasione per il popolo di entrare in contatto con la vita e la parola del grande maestro che gli abitanti percepiscono presente all’evento insieme a loro.

Un’importante opportunità per apprendere i contenuti essenziali del suo insegnamento attraverso uno strumento accessibile a tutti: la danza è infatti il mezzo offerto dai monaci residenti ai fedeli per aiutarli a percepire l’essenza della dottrina e dargli uno stimolo per approfondire in seguito la propria ricerca personale.

In occasione di tale evento non sarà difficile farsi trasportare dal coinvolgimento collettivo. Sono tutti presenti, grandi e piccoli, uomini e donne, monaci e laici, perché la sola partecipazione, si dice, predisporrà le condizioni karmiche che favoriranno il raggiungimento più veloce della liberazione, ovvero del Nirvana.

Altrettanto imperdibili sono i momenti di preghiera all’interno dei monasteri. Ogni mattina alle ore 7 i monaci del monastero di Thikse richiamano i fedeli alla preghiera per mezzo di tradizionali strumenti musicali e si riuniscono per la recita dei versi sacri. Un momento davvero speciale a cui assistere in assorto silenzio e respirare l’aria di spiritualità che rende il Ladakh un luogo così magico e speciale!

Che ne dite inoltre di fare un salto dall’oracolo? Nel villaggio di Choglamsar, a pochi chilometri da Leh in direzione est, risiede Saboo Lamo, l’oracolo della famiglia reale. Una piccola signora di circa 80 anni che ogni domenica mattina riceve i suoi pazienti, i quali si rivolgono a lei per raccontarle dei propri dolori e chiederle aiuto. La sciamana, una personaggio dall’incredibile fascino, con l’ausilio di ossessive formule magiche sarebbe in grado di estirpare i mali dal corpo degli ammalati, succhiandoli e spuntandoli in un rituale a cui vale veramente la pena di assistere!

SAPORI E DINTORNI…

Basata su prodotti cerealicoli e pochi vegetali la cucina del Ladakh, decisamente frugale e molto simile a quella tibetana, viene spesso affiancata dai piatti tipici della cucina indiana e kashmira.

momo sono sicuramente il piatto più apprezzato dai palati occidentali: ravioli fatti di farina d’orzo, ripieni con carne o verdure e cotti al vapore, una ricetta tipica delle regioni himalayane. Una variante della stessa vuole che i momo possano anche essere fritti.

A Leh, un ottimo ristorante dove provarne un’ampia varietà è il Tibetan Kitchen, un locale pulito e confortevole e che vanta oltretutto un impeccabile servizio. Un ristorante dove ritornare più volte nell’arco del vostro soggiorno, a pranzo o a cena, sicuri che non ne rimarrete delusi!

Un altro piatto tipico della tradizione tibetana è la thukpa, una zuppa di noodles e verdure a cui possono essere aggiunti pezzettini di carne, solitamente pollo o montone, rendendola un sostanzioso piatto unico, perfetto come pasto invernale. Una variante che al posto dei noodles utilizza dei rettangolini di pasta appiattita è chiamata thenthuk.

Il pane locale, detto tagi, più spesso e croccante del chapati indiano seppur più piccolo, viene preparato sul tawa, un disco di ferro leggermente concavo che viene scaldato su pietra. Normalmente consumato a colazione può essere accompagnato con una tazza di tè salato, una bevanda che alla maggior parte di noi occidentali, risulta a dir poco disgustosa! Immaginatevi infatti una tazza di tè a cui viene aggiunto del burro di vacca o di yak e un pizzico di sale…in sostanza la sensazione sarà quella di deglutire un denso brodo di dado!

Tornando alle prelibatezze non mancate di fare scorta di albicocche che possono essere consumate fresche, secche o sotto forma di marmellata. Oltre alle coltivazioni di grano, orzo e piselli, l’altra grande produzione del Ladakh sono infatti gli alberi da frutta tra cui albicocche, mele e noci.

E a proposito di orzo quanti di voi non hanno mai sentito parlare della tsampa? E’ l’alimento base del pasto quotidiano ladakho. Si tratta di farina d’orzo tostato, un ingrediente altamente nutritivo che può essere consumato in vari modi: aggiunto ad una tazza di tè, con dello zucchero, con il latte o con lo yogurt, oppure consumata da sola cercando di buttarla direttamente in bocca…un’impresa che riuscirà solo ai più esperti!

SHOPPING, TRUCCHI E…

Il fattore altitudine potrebbe costituire un fastidioso problema se non si lascia abbastanza tempo al nostro corpo di acclimatarsi. E’ consigliabile dunque soffermarsi qualche giorno nel capoluogo e dintorni prima di avventurarvi nel superamento degli alti passi.

A Leh non vi mancheranno certo le cose da fare: dalla visita dell’antico palazzo a quella dei vari monasteri sparsi per la cittadina fino ad arrivare allo Shanti Stupa da dove potrete godere di meravigliose viste sulla valle sottostante.

Nel capoluogo inoltre non sarà neanche difficile incontrare occasioni per lo shopping: mercatini tibetani, negozi di artigianato locale e di meraviglie provenienti dall’India e dal Kashmir attireranno immancabilmente la vostra attenzione invogliandovi ad acquistare di tutto.

Chi non vorrebbe possedere almeno un thangka da appendere alla propria parete di casa? Trattasi di tele dipinte con colori vivaci, di veri e propri capolavori raffiguranti nel centro la divinità oggetto di devozione. Non solo dunque qualcosa di bello ma anche di significativo e spesso didattico, come è il caso dei thangka rappresentanti la cosiddetta “ruota della vita” che ha il compito di ricordare, a chi sceglie le gioie terrene, tutto l’orrore collegato al ciclo delle rinascite. Attraverso il simbolismo e l’iconografia questi dipinti vogliono aiutare l’uomo a prendere coscienza di questa legge ineluttabile e conferirgli i mezzi affinché egli possa essere artefice del proprio destino.

Ruote della preghiera, bandierine colorate, immagini sacre e oggettistica rituale, sono inoltre tutto ciò che è legato al culto e alla pratica buddhista e che fa sempre piacere portare a casa in ricordo di questa terra spettacolare dove la spiritualità è parte integrante della vita quotidiana.

Per i più vanitosi invece, non si può ripartire dal Ladakh senza aver prima comprato almeno un piccolo gioiello o una fantastica pashmina proveniente dal Kashmir. La lana pashmina è una pregiatissima fibra tessile che si ricava dal pelo di una particolare specie di capra allevata sulla catena montuosa dell’Himalaya.

Insieme a questo tipo di scialli, alcuni meravigliosamente decorati, ne troverete altri prodotti invece con la lana di yak, il bue tibetano, simbolo incontrastato di questa incantevole terra d’alta quota ai confini col cielo.

E allora fatelo, partite, siete ancora in tempo! La bella stagione è appena iniziata, la neve sugli alti passi si sta sciogliendo e il Ladakh torna a connettersi al mondo dopo il lungo inverno. Come un fiore sboccia, un fiore raro del deserto. La strada è aperta e un grande peccato sarebbe non percorrerla!

Ladakh

Questo articolo è stato scritto per il blog di Viaggi Avventura by Kel 12.

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About Sonia Sgarella

Viaggiatrice. Determinata a far conoscere il mondo agli altri con passione ed entusiasmo, dedicando impegno, ricerca e studio ai luoghi che più ama.

2 Comments

  1. Ciao Sonia!
    Volevo chiederti consigli su dove andare in ladahk e quanto può costare !
    Noi partiremo da dehli e via terra arriveremo a leh, tempo a disposizione 3 settimane

    • Ciao Valentina, i nomi dei posti da visitare in Ladakh sono elencati nell’articolo e vale la pena visitarli tutti. Il tragitto da Delhi a Leh passando per Manali ti porterà via circa una settimana soprattutto se deciderai di farlo a tappe o deviando verso il Lago Tso Moriri. Il costo dipende sempre dal tipo di servizio che cerchi, ho sentito dire che i prezzi si sono alzati un pochino negli ultimi anni ma cmq sempre economico, in linea con gli standard indiani.

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