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Mamallapuram: galleria d’arte a cielo aperto

Mamallapuram: galleria d’arte a cielo aperto

Lo chiamavano il “grande eroe”, maha malla, ed era tra i più eminenti sovrani della dinastia Pallava. Narasimhavarman I, che regnò all’incirca tra il 630 e il 668 d.c., dotato di vitalità creativa raramente eguagliata, diede vita ad una tra le più celebri e preziose arti dell’India di ogni epoca e ad un linguaggio espressivo che diventerà caratteristico dell’India meridionale, cosiddetta dravidica.

In un tentativo di esaltazione della sua figura, volto ad identificarlo almeno parzialmente con la divinità, Narasimha fece di un piccolo porto sulla costa del Coromandel, già da tempo immemore conosciuto come Mallai, un importantissimo scalo commerciale sulle rotte per l’oriente, nonché un’autentica galleria d’arte a cielo aperto.

Mamallapuram - spiaggia

Venne così rinominata Mamallapuram, “la città del grande eroe” quella che è ancora oggi una rilassante cittadina di pescatori affacciata sul Golfo del Bengala. Punteggiata di palme e incorniciata a levante da una lunga spiaggia di sabbia dorata, Mamallapuram, anche conosciuta come Mahabalipuram, conserva intatto un esuberante repertorio di opere d’arte, espressione del lavoro di decine, centinaia o forse migliaia di scultori, tutt’oggi sconosciuti, che fecero di questa località uno dei più importanti laboratori d’arte del subcontinente.

Santuari in grotta, templi monolitici o costruiti, bassorilievi, altorilievi e sculture a tutto tondo sono nell’insieme volti ad onorare gli dei e costituiscono oggi un patrimonio mondiale dell’umanità, scolpito nelle levigate collinette di granito che spuntano lungo questo tratto di costa indiana. Non sempre portate a termine, le opere risultano a volte di dubbia interpretazione ma forse, ancora una volta, tutto è riconducibile al fatto che Mamallapuram fosse la sede di una grande scuola d’arte  dove le leggi scultoree venivano sperimentate, testate e, una volta esaurito l’interesse del patrocinante, abbandonate.

Risalendo dalla spiaggia, dove vi sarete già immersi nella storia raccontata dalle pietre scolpite dello Shore Temple (Tempio della Spiaggia) – esemplare più antico di “tempio strutturale”, costruito nell’India del Sud ad opera del successore Pallava Narasimhavarman II (700-728 d.c.), detto anche Rajasimha – camminando verso il centro dell’abitato lungo la Shore Temple Road, improvvisamente vi apparirà di fronte agli occhi quella che è sicuramente l’opera più straordinaria commissionata da Narasimhavarman I: un rilievo di proporzioni grandiose (all’incirca 30 metri per 15) che occupa l’intera facciata di una bassa collina rocciosa.

Mamallapuram - Arjuna's Penance

Voleva forse essere il biglietto da visita del grande sovrano rivolto ai mercanti e ai viaggiatori che giungevano dal porto – tra i primi, si racconta, Marco Polo –  e nelle giornate di festa doveva mostrarsi in tutta la sua bellezza, con una cascata d’acqua che dalla sommità discendeva nel solco centrale del monolite, a riempire la vasca d’acqua che si trova ancora oggi ai suoi piedi. L’acqua, fonte di vita e purificatrice, abitata da creature serpentine, i cosiddetti naga, voleva essere la probabile illustrazione della discesa del Gange sulla terra. Il sacro fiume scorreva infatti in cielo, finché il re Bhagiratha, con la sua penitenza e la sua fede, ottenne da Shiva che si riversasse in terra a purificare i resti dei suoi antenati.

Un’altra interpretazione, che va per la maggiore, vuole però che il grande rilievo, conosciuto localmente come Arjuna’s Penance (Penitenza di Arjuna), sia la rappresentazione di un episodio famoso del Mahabharata, il più grande poema sacro dell’India. Arjuna, costretto insieme ai fratelli Pandava ad un esilio di 12 anni nella foresta, si ritira in ascesi al fine di recuperare le armi divine indispensabili per vincere la guerra contro i cugini Kaurava. Rifugiatosi sull’Himalaya in cerca di Shiva, dedicatosi a mortificanti pratiche ascetiche, riceve dal grande dio la grazia di poter disporre di pashupata, tremenda arma divina.

L’episodio viene raffigurato a sinistra della fenditura centrale, che vede un asceta ritto su una gamba sola, a braccia alzate di fronte alla figura maestosa del grande dio. Tutto attorno, una profusione di figure celestiali, divine (vedi l’immagine di Vishnu posta all’interno di un tempietto), umane e animali , donano al rilievo una sorprendente vitalità. La ricchezza e l’eleganza della scultura Pallava sono qui espresse magnificamente e vi lasceranno a dir poco stupiti. Ma aspettate un attimo…che cosa ci fa un gatto in posizione ascetica di fronte a un gruppo di topi devoti? L’umorismo della scultura Pallava, oltre all’eleganza e alla ricchezza, vi lascerà estremamente stupiti!

Mamallapuram - Arjuna's Penance

A destra, a sinistra e alle spalle dell’ “Arjuna’s Penance”, una concentrazione di monumenti e formazioni rocciose dedicati alle maggiori divinità dell’induismo, vi terranno occupati una mezza giornata: il padiglione di Krishna (Krishna Mandapa), ornato con magnifiche sculture che raccontano le gesta del dio adolescente, la “palla di burro” (Krishna’s butter ball), roccia in precario equilibrio da millenni, la grotta di Durga che uccide il demone bufalo, con un magnifico rilievo che raffigura la mitica impresa, e ancora il tempio della Trimurti, con le immagini dei tre principali dèi dell’induismo e la grotta del Varaha, dal nome della discesca (avatara) in terra di Vishnu sotto forma di cinghiale.

Prendetevi il vostro tempo in questa zona prima di dirigervi a sud dell’abitato, alla ricerca dell’altro grande capolavoro di Mamallapuram: conosciuto col nome di “Five Ratha” (cinque carri), si tratta di un gruppo di cinque templi dedicati anch’essi ai cinque fratelli Pandava e alla moglie Draupadi (ebbene sì, in India succede anche che una sola donna possa essere la moglie di cinque fratelli!). Ognuno di questi prende il nome di uno (o due nel caso dei gemelli) dei sei personaggi leggendari. Ricavati, come l’“Arjuna’s Penance”, da colline granitiche – quattro dei quali da un unico masso e quindi disposti sullo stesso asse – si tratta per la verità di cosiddetti vimana, termine usato nell’India del sud per designare la cella del tempio contenente l’immagine sacra (murti), con la sua elevazione. Non vi è però nessun riferimento storico riguardo al rapporto di questi con i cinque fratelli Pandava. Si tratta invece di templi dedicati al culto delle divinità principali dell’induismo i quali, tuttavia, non vennero mai consacrati bensì, come accadde spesso a Mamallapuram, lasciati incompiuti.

Mamallapuram - Five Ratha Mamallapuram - Five Ratha Mamallapuram - Five Ratha

Ritornate quindi verso la spiaggia, dove potrete finalmente godervi le luci del tramonto affacciati sul Golfo del Bengala. Immaginate: qui il 26 dicembre del 2004, quando l’acqua dell’Oceano si ritrasse di circa 500 metri per abbattersi poco dopo sulla costa sotto forma di un devastante tzunami, turisti e residenti videro emergere dall’acqua quelli che gli studiosi hanno successivamente constatato essere i resti di alcuni templi sommersi. Ciò non conferma ma sicuramente fortifica la tesi secondo cui a Mamallapuram sorgevano un tempo sette pagode.

Un mito o forse storia, questo non è dato sapersi: quel che è certo è che un tempo la zona sacra della città era molto più estesa di quello che è oggi e chissà che forse, un giorno, nuove e significative testimonianze dell’arte Pallava non verranno rubate alle onde del mare per fare finalmente luce sui misteri di una delle dinastie più curiose dell’India del Sud.

Altri siti interessanti

A circa quattro kilometri a nord del sito principale, rimanendo lungo la costa, si trova la cosiddetta Grotta degli Yali (o della tigre), creature mitologiche le cui teste mostruose circondano la facciata arrotondata di un masso scolpito.

Accanto a questa, a distanza di poche decine di metri, un altro padiglione dedicato al dio Shiva contenente un moderno lingam (icona fallica simbolo del dio) di granito e recante eloquenti iscrizioni (per chi le capisce ovviamente!). Quale fosse la loro funzione? Neanche in questo caso è dato saperlo. Alcune ipotesi sostengono che potesse trattarsi di un sito secondario dove venivano trasportate in processione le immagini sacre durante periodi di festa per poi fare ritorno in città.

Grotta degli Yali: entrata

Dei 108 templi sacri a Vishnu (Divya Desam) elencati nei testi dei 12 Santi poeti Tamil (Alvar), uno si trova proprio qui a Mahabalipuram. Situato nel cuore del villaggio, accanto alla fermata principale degli Autobus, si tratta del  tempio di Sthala Sayana Perumal, risalente all’epoca Pallava ma ampliato e rimodernato nel corso dei secoli. Essendo l’unico tempio attivo della città, è qui che potrete assistere alle cerimonie di omaggio alla divinità (puja). Il tempio è aperto dalle 6.30 alle 12 e dalle 15 alle 20.30.

Questo articolo è stato pubblicato sul sito IndiaInOut.com in data 01/08/2014

 

 

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About Sonia Sgarella

Viaggiatrice. Determinata a far conoscere il mondo agli altri con passione ed entusiasmo, dedicando impegno, ricerca e studio ai luoghi che più ama.

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