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Mihintale: la culla del buddhismo sull’isola di Lanka

Mihintale: la culla del buddhismo sull’isola di Lanka

Premetto di non aver contato i gradini, o meglio, premetto di averlo fatto ma di aver perso il conto più volte e questo sicuramente non fa di me una pia pellegrina. Ma ciò nonostante ho raggiunto la cima e la salita mi è sembrata molto più semplice di quanto mi aspettassi, dati i racconti di quei 1843 antichi scalini da percorrere per metà a piedi scalzi. La collina di Mihintale si trova a soli 14 km dalla più importante – ma non necessariamente più entusiasmante – Anuradhapura, antica capitale dello Sri Lanka, ed è facilmente raggiungibile per mezzo di qualunque autobus pubblico diretto nel nord-est dell’isola. Senza dover andare fino alla stazione degli autobus potrete aspettarne uno davanti al supermercato “Family Super”, sulla Main Street. Saliti sul pullman al volo – letteralmente al volo! – al costo di 34 rupie (meno di 20 centesimi) nel giro di circa mezz’ora sarete arrivati. Attraversate la strada e  camminate verso sinistra per poi imboccare la prima strada a destra (ricordatevi sempre, soprattutto quando deciderete di affittare una bicicletta, che il senso di marcia è opposto rispetto al nostro!). Arrivati in fondo cominciate pure la vostra ascesa alla collina sacra dove si dice che il re  Devanampiyatissa abbia incontrato Mahinda, figlio del grande imperatore Ashoka Maurya che nel III secolo a.c. arrivò a regnare sulla quasi totalità del subcontinente indiano. Ashoka, il “re caro agli dei” (Piyadassi) – come amava definirsi – pentitosi per aver dato luogo al tragico sterminio del popolo dei Kalinga (abitanti dell’odierna Orissa), si convertì al buddhismo facendosi promotore della dottrina in tutto il paese fino a raggiungere l’estremità meridionale del Deccan. Ma fu proprio il figlio Mahinda, devoto missionario che, su incarico del padre, si spinse oltre le coste dell’India per raggiungere l’isola di Lanka e dare avvio alla diffusione del dharma, conseguenza della conversione del re Devanampiyatissa, sovrano di Anuradhapura. Si racconta che l’incontro avvenne proprio laddove oggi sorge l’Ambasthale Dagoba (termine utilizzato localmente per indicare lo stupa buddhista). Ma prima di giungere a quest’ultimo farete bene a soffermarvi sui resti degli altri monumenti disseminati lungo il percorso: per primo il Kantaka Cetiya (altro sinonimo di stupa), alto 12 metri e con un perimetro alla base di 130, è molto probabilmente il più antico di Mihintale. Dal primo pianoro prendete la breve scalinata sulla destra per raggiungerne le rovine.

Proseguite quindi la serie di rampe che vi condurrà fino al secondo pianoro dove sorgono i resti del complesso monasteriale commissionato dal sovrano: il refettorio dei monaci, la casa delle reliquie e la sala delle assemblee vi intratterranno il tempo necessario per riprendere fiato.

Mihintale

Percorrete quindi l’ultima scalinata orlata di alberi di frangipani e abitata da scimmie  e scoiattoli giganti, che in pochi minuti vi condurrà al terzo livello di ascesa. Di un bianco candido e circondato da colonne di pietra che avevano forse la funzione di sorreggere un tetto di legno, l’Ambasthale Dagoba sorge nel punto in cui si pensa si trovasse Mahinda quando, nel 247 a.c., incontrò Devanampiyatissa e , messa alla prova la sua saggezza con un indovinello, reputandolo un degno discepolo, lo iniziò alla fede buddhista. Alle spalle di questo un grande Buddha in posizione seduta si staglia verso il cielo. Raggiungetelo.

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A questo punto non vi rimarrà altro da fare che scalare la cosiddetta “roccia della meditazione”(Aradhana Gala) per godere di magnifiche vedute sulla pianura circostante.

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Da qui potrete ammirare in tutta la sua bellezza il Mahaseya Dagoba, lo stupa più grande di Mihintale, che, bianco come le nuvole, risplende tra il verde di una vegetazione lussureggiante.

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About Sonia Sgarella

Viaggiatrice. Determinata a far conoscere il mondo agli altri con passione ed entusiasmo, dedicando impegno, ricerca e studio ai luoghi che più ama.

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