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Omaggio a Kabir

Omaggio a Kabir

Santo e poeta, Kabir è una delle personalità più interessanti del misticismo indiano. Racconta la leggenda che fosse nato da madre vedova e, per questo, abbandonato in giovane età. Venne allevato da una coppia di poveri  tessitori musulmani, Niru e Nima, che, secondo la tradizione più diffusa, si erano appena convertiti all’Islam per sfuggire alle discriminazioni di casta. Kabir visse nella città di Kashi (moderna Varanasi) probabilmente tra il 1398 e il 1448, dove venne accolto tra i 12 discepoli di Ramananda, santo visnuita, particolarmente devoto a Rama e Sita, pioniere del movimento di devozione e adorazione (Bhakti) della propria divinità eletta a suprema e grande sostenitore del sentimento anti-castale. Ramananda diceva: “non permettete a nessuno di chiedere a un uomo a  quale casta appartenga né con chi consumi i suoi pasti. Se un uomo è devoto a Dio, appartiene a Dio soltanto.” La storia di Kabir è quindi intrisa di leggende che emanano sia dal mondo musulmano che da quello hindu, i quali ne rivendicano l’appartenenza alla propria fede religiosa. A livello popolare però, come sottolinea Cinzia Pieruccini nel suo libro “Viaggio nell’India del Nord”, il discrimine fra hindu e musulmani non è sempre così netto: pensieri e consuetudini fluttuano volentieri, soprattutto fra i nuovi convertiti all’Islam. A fare da collante sono appunto i mistici delle due realtà religiose, i sufi musulmani da una parte, e dall’altra i sadhu, cioè gli asceti e rinuncianti hindu, che hanno scopi metafisici raffrontabili e la capacità, con la loro predicazione e il loro esempio, di smuovere un pubblico trasversale. Kabir intende Dio come nirguna, “privo di attributi”. “Egli” non ha né forma né nome, è l’Assoluto che va oltre ogni qualificazione. Proprio per questa visione sincretica, alcuni dei suoi versi vennero inclusi nel libro sacro della fede Sikh di cui ho parlato nel post “C’era una volta Guru Arjan”. Le sue strofe tuttavia non si rivolgono a Dio, bensì agli uomini che dovrebbero cercare di intendere “con spontaneità” (sahaja) la verità delle cose, di essere critici e liberi dalle superstizioni. Il suo linguaggio è diretto, appassionato e spesso crudo; il suo obiettivo è provocare la riflessione del fedele.

Di seguito due esempi:

“Dotto mussulmano di quale libro stai parlando?

Bla bla bla, giorno e notte.

Non hai mai avuto un pensiero originale.

Se il tuo dio voleva la circoncisione,

perché non sei già nato con il taglio?

Se la circoncisione fa di te un mussulmano,

come definisci le tue donne?

Poiché le donne sono dette l’altra metà dell’uomo,

potresti benissimo essere un hindu.

Se portare il cordone sacro fa di te un brahmano,

che cosa indossa tua moglie?

Hindu, musulmani – da dove sono venuti?

Chi ha iniziato questa strada?

Guarda bene nel tuo cuore, manda a esplorare:

dov’è il cielo?”

 E ancora…

 “Se dio è nella moschea,

a chi dunque appartiene questo mondo?

Se Rama è nel simulacro,

chi trovi nel tuo pellegrinaggio?

Chi c’è più per conoscere quel che accade fuori?

Hari è a levante, Allah è a ponente.

Guardati nel cuore e troverai in esso ambedue,

Karim e Rama.

Ogni uomo, ogni donna in questo mondo è la sua forma vivente.

Kabir è il figlio di Allah e di Rama.

Egli è il mio guru, egli è il mio pir.”

I misteri, tuttavia, non avvolgono solo la sua nascita. Una famosa leggenda vuole che alla sua morte musulmani e hindu si contendessero  le spoglie del suo corpo per poterle rispettivamente inumare e cremare secondo le diverse tradizioni. Sotto il sudario, però, trovarono solo fiori…

Nel luogo della sua morte, a Magahar, nel distretto di Sant Kabir Nagar , nello stato federato dell’Uttar Pradesh, sorgono oggi il suo cenotafio e un grande tempio hindu a lui dedicato. Qui in particolare e  nell’India intera, si celebra oggi l’anniversario della sua nascita che coincide con il giorno di luna piena del mese di Jyestha (maggio/giugno) secondo il calendario hindu.

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About Sonia Sgarella

Viaggiatrice. Determinata a far conoscere il mondo agli altri con passione ed entusiasmo, dedicando impegno, ricerca e studio ai luoghi che più ama.

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