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Per chi suona la campana

Per chi suona la campana

Vi è mai capitato di trovarvi a Venezia in Piazza San Marco precisamente alle 11.58? No? Che peccato, allora forse non avete mai assistito allo spettacolo di quei due mori dalla pelle scura che, esattamente a quell’ora, dall’alto della torre dell’orologio, cominciano a battere le ore scandendo il tempo dell’antica Serenissima città dei Dogi. E’ il moro detto “il vecchio”, a destra, che per primo, per dodici volte, sbatte il martello contro quella campana che li si trova dal 1499. Porta la barba e nonostante il fisico robusto, è probabile che i tanti anni lo abbiano reso stanco, stanco di dover ripetere quello stesso gesto ogni giorno, due minuti prima di ogni ora al solo scopo di ricordarci il tempo che è passato, perduto, andato. Ma se vi è stato un passato vi sarà anche un futuro e dunque a questo punto ci si aspetterebbe  di vedere il “giovane” muoversi allo stesso ritmo per introdurci al tempo che verrà. Ma prima che questo accada, proprio mentre i due pannelli color blu cobalto si accingono a ruotare per annunciare l’arrivo del mezzogiorno, una voce più alta, più solenne, ci riporta indietro agli anni d’oro della Repubblica Veneziana come se il tempo non fosse mai trascorso. E’ la voce del campanile di San Marco, “il padrone di casa” alto più degli altri, che elegantemente svetta verso il cielo a nascondere quel suo passato di debolezze che nel 1902 l’ha portato a crollare gentilmente su se stesso ma ad essere subito ricostruito “dov’era e com’era” (Filippo Grimani, allora sindaco). Si schiarisce le corde sussurrando un primo rintocco stonato e poi, certo della sua imponenza, segue maestoso, richiamando a sé l’atmosfera di quel passato risplendente, gioioso, indaffarato. Abiti sfarzosi e maschere, feste private e spettacoli pubblici, nobildonne e cortigiane, politici e mercanti, corteggiatori e corteggiate, divertimento e tradimento, democrazia ed euforia, tutto questo era la Venezia del 1700. L’orchestra del “Caffè Alla Venezia Trionfante” ne allieta i suoi ospiti illustri. Qui Carlo Goldoni trovava ispirazione per le sue opere maestre mentre un giovane fantasioso Giacomo Casanova intratteneva le dame di corte. La gente già lo chiamava “Caffè Florian”, il più antico caffè d’Italia. Ma ecco che alle 12.02 in punto  la torre dell’orologio riprende a funzionare con il moro detto “il giovane” che ricomincia a battere le ore a sinistra della campana. Il ripetuto tintinnio si mischia per dodici volte con la grande voce del campanile, quasi a volerci dire che si,  è tempo di proseguire, di tendere al futuro ma senza tuttavia dimenticare le tradizioni di quel passato glorioso che ha reso uniche le nostre città. Immaginate: in quello stesso lasso di tempo sull’isola di Venezia stanno risuonando contemporaneamente le campane di oltre 100 chiese!

Ma perché suonano le campane?

Io l’ho scoperto un giorno a Budapest, nella Piazza degli Eroi. Guardando al colonnato di destra si nota che i primi due personaggi portano lo stesso cognome, Hunyadi. Mattia, il figlio, meglio conosciuto con l’appellativo di Mattia Corvino, fu re d’Ungheria dal 1458 al 1490 e proprio sotto il suo regno l’Ungheria raggiunse la massima espansione territoriale. Fu un re giusto, accorto, saggio, valoroso e amante della giustizia ma forse, se non fosse stato per il padre, non sarebbe mai arrivato al trono. Giovanni Hunyadi infatti fu un valoroso capitano cristiano, da sempre impegnato nelle lotte contro i Turchi Ottomani, i quali, una volta sconfitta Costantinopoli, cercarono imperterriti di avanzare verso l’Europa centrale passando per l’odierna città di Belgrado alla confluenza tra i fiumi Sava e Danubio . Ma  János(Giovanni), il quale aveva perfezionato l’arte della guerra a Milano al servizio di Filippo Maria Visconti, nel luglio del 1456 dopo giorni di assedio, giunto a Belgrado via fiume, costrinse il sultano Maometto II a ritirarsi. Fu l’evento che segnò la vittoria della cristianità e portò grande fama al coraggioso eroe, salvatore della patria. Papa Callisto III aveva ordinato già da una settimana che nelle chiese di tutta Europa, ogni giorno a mezzogiorno, suonassero le campane per invitare i fedeli a pregare per i combattenti. I cristiani vinsero e da quel giorno le campane continuarono a suonare in ricordo della vittoria sui Turchi nella battaglia di Belgrado.

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About Sonia Sgarella

Viaggiatrice. Determinata a far conoscere il mondo agli altri con passione ed entusiasmo, dedicando impegno, ricerca e studio ai luoghi che più ama.

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