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Riflessioni sul viaggiare di Hermann Hesse

Riflessioni sul viaggiare di Hermann Hesse

“Si viaggia per vivere un’esperienza preziosa, per appropriarsi spiritualmente, pezzo per pezzo, dei paesi che affascinano i propri occhi e il proprio cuore e conquistarsi un frammento di mondo imparando a conoscerlo e a gustarlo lentamente, mettere radici in molti paesi diversi e raccogliere da oriente a occidente le pietre per costruire il bell’edificio di una vasta comprensione della terra e della vita”

Scriveva  Hermann Hesse:

“Sulla questione circa il modo in cui l’uomo moderno dovrebbe viaggiare esistono tanti libri e opuscoli, ma a mio avviso nessuno di buono. Chi intraprende un viaggio di piacere dovrebbe in verità sapere che cosa fa e perché lo fa. Il cittadino di oggi che si mette in viaggio non lo sa.

Parte perché d’estate, in città, fa troppo caldo. Viaggia nella speranza di trovare, con il cambiamento d’aria, la vista di un altro ambiente e altra gente, un ristoro dalle fatiche del lavoro. Va in montagna perché è tormentato da un incomprensibile desiderio, da una oscura nostalgia di natura, terra e vegetazione; va a Roma perché è un obbligo culturale. Principalmente, però, va in giro perché così fanno tutti i suoi cugini e vicini di casa, perché in seguito se ne può parlare e si può fare i gradassi, perché è di moda e perché dopo, a casa propria, ci si sente di nuovo così meravigliosamente bene. [...]

Forse, per questo genere di persone, non esiste luogo su questa terra con cui esse abbiano rapporti più profondi. Per loro, non c’è territorio, costa, isola, monte o antica città da cui siano attirati con la forza di un presentimento, la cui vista realizzi i loro più ardenti desideri e la cui conoscenza equivalga all’accumulo di un tesoro.[...]

La poesia del viaggiare non sta nel ristoro dalla monotonia del proprio paese, dal lavoro e dalle contrarietà, non nella casuale compagnia di altri esseri umani e nella contemplazione di quadri altrui. Non consiste tanto meno nella soddisfazione di una curiosità. Essa risiede nel fare nuove esperienze, cioè nell’arricchirsi, nell’organica assimilazione delle novità acquisite, nella nostra crescente comprensione dell’unità nel molteplice, del grande intreccio di terra e umanità, nel ritrovamento di verità e leggi antiche in situazioni assolutamente nuove.

Vi si aggiunge quello che io definirei il romanticismo del viaggiare: la moltitudine di impressioni, la costante attesa, serene o timorosa, di sorprese, ma soprattutto il piacere di frequentare persone a noi completamente nuove e sconosciute. [...] Nella memoria di chi in regioni e città straniere non rincorre meramente quanto è celebre e più appariscente, ma desidera comprenderne la vera natura, quanto c’è di più profondo, e coglierlo con amore, i fatti accidentali e le minuzie acquistano una luce particolare. [...]

Solo non si deve dimenticare, con il fortuito, l’essenziale, e con il romanticismo, la poesia. Lasciarsi portare in giro e fare affidamento sulla buona sorte è certamente gradevole, ma ogni viaggio, perché sia fonte di piacere e rappresenti un’esperienza profonda, deve possedere un contenuto e un significato concreto e preciso. Girovagare per noia e insulsa curiosità in paesi stranieri la cui intima essenza è, e rimane, estranea e indifferente, è peccaminoso e ridicolo.

Alla stessa stregua di un’amicizia o di un amore che si coltiva e a cui si portano dei sacrifici, o di un libro scelto, acquistato e letto con cura, ogni viaggio di piacere o di studio deve significare un voler bene, un voler studiare, un donare se stessi. Deve avere come scopo quello di far sì che un paese e un popolo, una città o una regione diventino patrimonio spirituale del viandante; costui deve ascoltare il paese straniero con amore e passione e dedicarsi con perseveranza al mistero della sua essenza.[...]

Chi viaggia volentieri dovrebbe sentire il bisogno impellente di far propri, poco alla volta, i paesi in cui indovina esserci qualcosa che i suoi occhi e il suo cuore possano bramare, studiandoli e assaporandoli lentamente fino a conquistare una parte di mondo, mettendo radici in molti paesi e raccogliendo pietre, tanto da oriente quanto da occidente, per la splendida edificazione di una comprensione totale della terra e della sua vita.[...]

Non si deve voler vedere e conoscere tutto. Chi ha percorso scrupolosamente , in lungo e in largo, un paio di monti  e di valli delle Alpi svizzere, conosce la Svizzera meglio di chi, nello stesso periodo di tempo, ha attraversato tutto il paese con un biglietto cumulativo. [...] In una terra che con zelo e amore hai conosciuto e hai fatto tua, ogni prato e ogni roccia su cui ti soffermi confida a te tutti i suoi segreti e ti nutre di energia che ad altri non è concessa.[...] A chi conosce l’esigenza di non compiere passi a vuoto, di sentirsi vivere costantemente nel tutto e compreso nel tessuto del mondo, gli occhi ben presto sveleranno ovunque ciò che è caratteristico, genuino, legato alla terra.[...]

Solo questo vorrei aggiungere ancora: che non credo a un particolare “talento per il viaggio” di cui spesso si sente parlare. I viaggiatori cui ciò che è ignoto diventa presto e facilmente familiare, e che hanno un occhio per ciò che è genuino e prezioso, sono gli stessi individui che hanno riconosciuto un senso alla vita in sé e che sanno seguire la propria stella. Una profonda nostalgia delle sorgenti della vita, il desiderio di sentirsi amici e partecipi di tutto ciò che vive, crea e cresce – questa è la loro chiave per i segreti del mondo che essi inseguono vogliosi e sereni non solo viaggiando in terre straniere bensì anche nel ritmo della vita e dell’esperienza di ogni giorno.”

(“Sul Viaggiare” – da ”L’arte dell’ozio“ di Hermann Hesse)

coverAll’efficientismo frenetico e alle sollecitazioni consumistiche della società industriale, che allontanano dalla riflessione e dall’analisi interiore, Hesse oppone la sua “arte dell’ozio”. Un’arte di matrice orientale, cara in particolare agli artisti, che proprio nelle pause creative trovano gli stimoli per un nuovo fervore, ma che Hesse considera essenziale per chiunque voglia impedire alla razionalità di prendere il sopravvento sulla spontaneità. La contemplazione, l’autocritica, lo sviluppo della propria individualità sono i temi dominanti dei testi qui raccolti per la prima volta in volume e disposti in ordine cronologico di scrittura (se inediti) o di pubblicazione su quotidiani e riviste. Ricordi, riflessioni, memorie, brevi racconti in gran parte autobiografici nei quali la prosa di Hesse, che affiora spontanea e naturale persino laddove il contesto si fa più complesso, crea momenti di grande suggestione.

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About Sonia Sgarella

Viaggiatrice. Determinata a far conoscere il mondo agli altri con passione ed entusiasmo, dedicando impegno, ricerca e studio ai luoghi che più ama.

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