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Samarcanda, illustrazione vivente di un racconto orientale

Samarcanda, illustrazione vivente di un racconto orientale

E finchè Giove, in sogno o di persona, non verrà a dirmi: “Smetti Tamerlano!” rimarrò sempre il terrore del mondo; e le meteore, che come gente armata fanno la ronda sulle torri del cielo, io le farò giostrare nel firmamento e rompere le lance ardenti in aria per celebrare i miei trionfi stupendi.

Così il drammaturgo inglese Christopher Marlowe dipinse un Tamerlano feroce e imperiale, compiaciuto del suo ruolo di vendicatore celeste. Noto anche con il nome di Timur-i-Lang, “Timur lo zoppo”, Tamerlano nacque nel 1336 a Shahrisabz, a sud di Samarcanda. Non era un discendente diretto di Gengis Khan ma sposò una donna della sua stirpe per associarsi alle glorie dell’illustre famiglia.

Sia le orde mongole che le orde di Tamerlano spazzavano le terre che sottomettevano come una terribile bufera, spargendo morte e devastazione. Nel 1398 Timur si accinse a invadere il subcontinente indiano per saccheggiare il sultanato di Delhi  e riportare a casa, insieme al bottino, artigiani e operai specializzati che contribuissero ad abbellire la capitale del suo regno: Samarcanda, la più gloriosa città sulla Via della Seta.

Il temibile condottiero era rimasto affascinato dallo splendore della Jama Masjid, la moschea del venerdì di Delhi e voleva riprodurne la bellezza nella sua città. Ne riportò in patria un modello, così che gli artigiani catturati potessero mettersi al lavoro per costruire un grandioso mausoleo, il Gur-i-Amir, dove Tamerlano sarebbe stato sepolto alcuni anni dopo.

Mausoleo Gur-i-Amir

Mausoleo Gur-i-Amir

Accanto a lui i suoi venerabili maestri e i suoi nipoti tra i quali Ulughbek che, dopo di lui, fece di Samarcanda l’epicentro artistico e culturale dell’Asia centrale, contribuendo alla diffusione delle scienze matematiche e astronomiche.

Nel 1941 alcuni scienziati sovietici aprirono la tomba di Timur e identificarono lo scheletro del conquistatore defunto da secoli. Era alto 1,70 ed effettivamente menomato alla gamba destra. L’antropologo sovietico trovò sulla tomba un’iscrizione che più o meno diceva: “ chiunque aprirà questa tomba sarà sconfitto da un nemico più terribile di me”. Il giorno dopo Hitler attaccò l’Unione Sovietica…

Riconosciuta quindi l’importanza di questo personaggio, cominciamo la visita di Samarcanda dalla statua di Timur “lo zoppo” che lo ritrae seduto fiero sul suo trono e, dopo essere passati dal Gur-i-Amir, raggiungiamo il complesso di monumenti del Registan, uno dei luoghi più straordinari di tutta l’Asia Centrale.

La piazza antistante nei mesi estivi è occupata dalle passerelle e dagli spalti che serviranno ad ospitare il Sharq Taronalari (Melodie d’Oriente), un festival internazionale della musica e delle danze. Un buon motivo per non andarci dunque? Certo i fotografi ossessionati si sentiranno pugnalati allo stomaco da questo ostacolo insormontabile che impedirà loro di scattare l’ennesima foto-cartolina. Io, nonostante questo,  trovo affascinante che un luogo della storia possa tornare a colorarsi al ritmo della musica, con l’obiettivo di favorire la cooperazione e la conoscenza reciproca di decine di paesi.

Interno della Madra Tillla-Kari nella Piazza Registan

Interno della Madra Tillla-Kari nella Piazza Registan

La Piazza Registan con le sue imponenti Madrasse (scuole coraniche) rappresenta, come scrive Gianluigi Ruggeri, “l’illustrazione vivente di un racconto orientale”, la testimonianza mirabile di un periodo in cui l’arte islamica raggiunse i suoi ideali di armonia, grandezza e bellezza. Samarcanda  è la “Città dell’Oriente”, la “Perla dell’Asia”, ricordo di un passato esotico, favoloso, misterioso e leggendario.

Ma Samarcanda è anche il prodotto della modernizzazione, retaggio di quel dominio russo che ha voluto assegnare ai luoghi di culto, una diversa e nuova funzione turistico-civile: uno sforzo per salvarli dall’incuria e dalla rovina, a discapito tuttavia di quell’ atmosfera orientale che oggi può solo essere evocata.

Così la Madrassa Ulughbek sul lato occidentale, la Madrassa Sher Dor (leone) posta di fronte alla prima e , tra queste due, la Madrassa Tilla-Kari, che un giorno svolgevano il ruolo di università della fede e delle scienze, hanno perso definitivamente la loro funzione originale. Le celle che danno sui cortili interni sono oggi adibite a negozi di souvenir e la piazza, secondo le fonti un tempo “piena di uomini seduti all’ombra dei vecchi muri santi o in preghiera” e, ancor prima, di mercanti provenienti da ogni parte del Turkestan, sarebbe vuota e deserta se non si tenessero qui le prove del grande evento musicale previsto per la fine di agosto. Adulti, bambini e  sposi novelli passeggiano sulle orme dei propri antenati ridando vita a un luogo che altrimenti rimarrebbe privato della sua anima.

Cupola della Madrassa Sher Dor nella Piazza Registan

Cupola della Madrassa Sher Dor nella Piazza Registan

Minareto della Madrassa Ulughbek nella Piazza Registan

Minareto della Madrassa Ulughbek nella Piazza Registan

Ingresso alla Madrassa Ulughbek nella Piazza Registan

Ingresso alla Madrassa Ulughbek nella Piazza Registan

Attraverso la pedonale Tashkent ko’chasi si raggiunge quindi la gigantesca Moschea Bibi-Khanym, ultimata poco prima della morte di Tamerlano nel 1405. Oggi quasi totalmente ricostruita in modo discutibile, nel 1958 venne descritta da Moravia come “un’opera della rovina”. Alla possente e colossale architettura non è mai corrisposta infatti la stabilità di struttura. Si narra che sin dai primi anni dopo la costruzione, i mattoni cadessero sui fedeli. Tamerlano aveva voluto che si costruisse in fretta e i terremoti la distrussero. Il cortile interno contiene un enorme leggio di marmo per il Corano che dà un’idea della maestosità con cui era stata concepita la moschea.

Moschea Bibi-Khanym

Moschea Bibi-Khanym

Moschea Bibi-Khanym

Moschea Bibi-Khanym

Moschea Bibi-Khanym

Moschea Bibi-Khanym

Ma il luogo più suggestivo e animato di Samarcanda è sicuramente il complesso Shah-i-Zinda, il “viale dei mausolei”. Uomini e donne vestiti dei migliori abiti tradizionali qui si recano per rendere omaggio alle tombe dei grandi profeti e dei loro parenti più stretti seppelliti nel cimitero cittadino che si estende lungo tutto il versante della collina. Da visitare all’alba o al tramonto.

Shah-i-Zinda

Shah-i-Zinda

Shah-i-Zinda

Shah-i-Zinda

Insomma, qualcuno sostiene di essere rimasto deluso da Samarcanda. Io no di certo…

Per vedere le foto del mio viaggio in Uzbekistan clicca qui

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About Sonia Sgarella

Viaggiatrice. Determinata a far conoscere il mondo agli altri con passione ed entusiasmo, dedicando impegno, ricerca e studio ai luoghi che più ama.

2 Comments

  1. Oh mio Dio! Io vedo tutto tranne che delusione!!!
    Foto magnifiche e un’atmosfera magica…

    • Grazie Claudia! Purtroppo in quell’occasione viaggiavo con clienti estremamente negativi che vivevano tutto come una delusione :-( Certa gente non si merita tanta bellezza! ;-)

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