Home » EUROPA » Sulle orme di Hermann Hesse, un borghese “psichedelico”

Sulle orme di Hermann Hesse, un borghese “psichedelico”

Sulle orme di Hermann Hesse, un borghese “psichedelico”

Hermann Hesse a Casa Camuzzi (1919-1931): analisi intima tra pittura e scrittura.

“Nei giorni di calura, passeggiavo per i villaggi e i boschi di castagni, sedevo sulla seggiola pieghevole e, con i colori ad acqua, tentavo di preservare qualcosa del fluttuante incanto; nelle calde notti invece sedevo fino a tardi vicino alle porte ed alle finestre spalancate del castello di Klingsor, provando a sentire ed accorgermi di qualcosa, come se avessi il pennello e potessi cantare con parole di una canzone  quell’ incredibile estate…” (Ricordo dell’estate di Klingsor, 1938)

Così scriveva Hermann Hesse nel 1938 e lo faceva  seduto vicino al cosiddetto Castello Klingsor a Montagnola, nel Canton Ticino, ricordandone l’ultima estate del 1919. Ma l’ultima estate non fu per lui – lui si era trasferito altrove già da parecchio tempo – bensì per il pittore Klingsor che aveva solo quarantadue anni quando morì, reduce da un’ esistenza piena, appassionata e profondamente vissuta. Morirà però non prima di aver trascorso un’ ultima, seducente e vivida estate in quei luoghi “mediterranei” di cui amava ammirare la bellezza paesaggistica.

Fanatico della vita di cui voleva gustare sino all’ultimo boccone ogni secondo del giorno e della notte, Klingsor è il protagonista irrequieto del romanzo “”L’ultima estate di Klingsor”, tra le pagine più intense scritte dall’ autore tedesco, nonché parzialmente autobiografiche. Tutti i romanzi di Hesse sono infatti proiezioni più o meno complete dell′Io dell’ autore: letteralmente Hesse conosceva se stesso scrivendo.

Il suo lavoro appare come un cantiere a cielo aperto, dove la maschera dei personaggi è solo una protezione per poter indagare, senza le inibizioni di un autobiografismo troppo scoperto, il proprio Io. E’ quindi Casa Camuzzi, costruita nel 1853 dall’architetto Agostino Camuzzi, il castello Klingsor di Hermann Hesse dove trovò alloggio quando nel 1919 si separò dalla famiglia e traslocò nel Ticino, a “sud”, come lo definiva lui stesso.

Di questa scriverà:

“…poi trovai a Montagnola la casa Camuzzi e mi ci stabilii nel maggio 1919… In quella, che fu l’ultima delle mie case passate, abitai per dodici anni, i primi quattro stabilmente, poi solo nei periodi più caldi dell’anno. Questa bella e bizzarra casa ha voluto dir molto per me ed è stata sotto molti punti di vista la più originale e graziosa di quante ne abbia possedute o abitate… Casa e giardino compaiono nel Klingsor e in altre mie opere. Il mio Palazzo, imitazione di un castello di caccia barocco, sbocciato dall’estro di un architetto ticinese circa settantacinque anni fa, ha avuto oltre a me tutta una serie di inquilini, ma nessuno vi è rimasto altrettanto a lungo, e nessuno, credo lo ha altrettanto amato o se ne è fatta come me una patria d’elezione.” (Entrando in una nuova casa, 1931)

A Casa Camuzzi stese la maggior parte dei suoi capolavori  e scoprì la pittura. Lo scrittore cominciò a dipingere su invito del suo medico-psichiatra il quale gli consigliò la pittura per uscire dalla depressione che lo affliggeva da una vita intera. L’acquerello la tecnica preferita. Dall’esperienza con la pittura Hermann Hesse disse di aver imparato a scoprire i colori delle cose e scrive:

“Allorché la guerra fu finalmente terminata anche per me, nella primavera del 1919, mi ritirai in un angolo fuori mano della Svizzera facendomi eremita… Lo scrivere non mi dava più alcuna gioia. Ma l’uomo deve avere una soddisfazione, e anch’io in tutta la mia miseria avevo quella pretesa.  Spesso cercavo la gioia, il sogno, l’oblio in una bottiglia di vino, spessissimo esso mi ha giovato, gliene sia reso grazie. Ma non bastava. E guarda un po’, un giorno scopersi un piacere nuovissimo: a quarant’anni incominciai improvvisamente a dipingere. Non che mi ritenessi un pittore o volessi diventarlo, ma il dipingere è meraviglioso, rende più allegri e più pazienti. Dopo non si hanno le dita nere come quando si scrive, ma rosse e blu”. (Breve cenno biografico, 1925)

Mostra-Lugano-Hermann-Hesse_650x435

e in una lettera ad un amico aggiunse:

“Dalla tristezza che spesso diventò insopportabile, trovai una via d’uscita per me cominciando a disegnare e a dipingere, ciò che non avevo mai fatto in vita mia. Non importa se ha un valore oggettivo; per me è un nuovo immergersi nel consolamento dell’arte, che lo scrivere non mi dava quasi più. Dedizione senza brama.”

Il rapporto con l’India.

Nonostante la scrittura lo annoiasse Hermann Hesse non abbandonò mai la sua carriera da scrittore e, riprendendo i concetti delle filosofie orientali a lui tanto care e a cui si era avvicinato durante un viaggio nei ”Paesi Indiani” avvenuto nel 1911 con il suo amico e pittore Hans Sturzenegger, nel 1922 pubblicò “Siddharta”.

Siddharta (copertina)

Per tutta la vita Hermann Hesse ha riflettuto sulla sua origine cristiana mettendola in discussione di fronte alla saggezza e alla profondità degli insegnamenti brahmanico/buddhisti. Culture e religioni indiane erano familiari ad Hesse già dall’infanzia. Entrambi i genitori avevano infatti vissuto in India come missionari e il nonno Hermann Gundert era un conoscitore dell’arte e della lingua indiana, oltre che scrittore, autore di traduzioni e di un vocabolario inglese-malayalam.

Hesse sviluppò l’idea di una sintesi fra le religioni sulla base di una misticità universale. Credeva a una “religione al di fuori, fra e sopra le confessioni, che è indistruggibile”. Allo stesso tempo rimase sempre scettico nei confronti di dogmi e insegnamenti.

Hermann Hesse nella Casa Rossa (1931-1962): basi per un successo “psichedelico”.

Casa-Rossa-448px

Nel 1931 dopo varie crisi depressive e pubblicazioni letterarie di successo si trasferì in una nuova casa, la Casa Rossa, sempre a Montagnola, dove Hesse rimarrà fino alla morte in compagnia della sua terza moglie Ninon Ausländer. Durante i dodici anni della dittatura hitleriana in Germania – della quale si dichiarò oppositore – Hesse e sua moglie cercano, senza mai stancarsi, di aiutare profughi ed ebrei perseguitati offrendo loro denaro, un tetto, e soprattutto mediante la richiesta di documenti di viaggio, visti e permessi di soggiorno e di lavoro. Fu proprio la sua protesta contro ogni totalitarismo, contro l’onnipotenza dello stato, contro la sempre maggiore razionalizzazione del mondo moderno, e quindi contro la perdita dell’anima di questo che lo resero, dagli anni Sessanta in poi uno scrittore di culto.

I primi a prestare attenzione all’autore tedesco furono i cultori della “beat generation” americana. I “beat”, come venivano chiamati, contestavano i valori della società americana, cercavano un nuovo stile di vita, un’altra forma di conoscenza e propagandavano a questo scopo un atteggiamento disinibito nei confronti del sesso e delle droghe. Come scrive Alois Prinz, autore di una sua dettagliata biografia,  in Hermann Hesse videro l’outsider che aveva infranto i tabù della società e lo elessero a proprio profeta, individuando in lui – nei vagabondaggi dei suoi personaggi e nelle tensioni mistiche che li attanagliano  - i punti centrali del loro sentire, del loro pensare e del loro comportamento.

Giovani che, rifiutando ogni integrazione al consumismo, rivendicavano di vivere alla ricerca della saggezza perduta. Nel 1963 il profeta della droga Timothy Leary definì Hermann Hesse la “guida maestra dell’esperienza psichedelica” consigliando di leggere i suoi libri Siddharta o Il lupo della steppa prima di assumere LSD.

Mentre in Germania quindi l’autore era considerato un tardivo romantico borghese, scoppiava negli Stati Uniti un cosiddetto “boom-Hesse” e Siddharta divenne il tascabile più venduto dai librai americani. Non furono quindi i critici professionisti a determinare questo interesse ma studenti, hippies e movimenti di protesta come gli oppositori della guerra del Vietnam. I suoi libri erano recepiti come messaggi esistenziali direttamente rivolti a coloro che vi si accostavano.

Scrive ancora Prinz: “dagli hippies Hermann Hesse fu venerato come il loro santo e in molte stanze, tra i poster di Che Guevara, Yoko Ono e Jim Morrison, pendeva alle pareti un ritratto di Hesse con occhiali nichelati e cappello di paglia”. L’ampia diffusione del mito di Hesse fu probabilmente il frutto di un fraintendimento dovuto ad una lettura dei suoi libri in modo un pò naif ma fruttò un’enorme vendita dei suoi libri tra cui anche Demian. Peccato che lui non sopravvisse a tanta fama!

Fine di un mito. R.I.P.

sriimg20090818_11092279_0

Negli ultimi trent’anni della sua vita Hesse si ritirò sempre più a vita privata, dedicandosi al giardinaggio e rispondendo alle migliaia di lettere che riceveva ogni giorno da ammiratori di tutto il mondo. Ammalatosi di leucemia e soffrendo continuamente di attacchi periodici di depressione, morì a Montagnola il 9 agosto del 1962. Si trova oggi sepolto nel cimitero di S. Abbondio. Una citazione posta su un piedistallo al suo esterno ci ricorda di quegli ultimi 40 anni trascorsi nel Canton Ticino:

“Quarantun anni fa, in cerca di un rifugio, approdai per la prima volta a Montagnola ed affittai un piccolo appartamento; …allora ero un uomo “negli anni migliori”… E Montagnola era un paesino non misero e stremato come parecchi altri di questa zona, ma tuttavia modesto, piccolo e tranquillo… Oggi che sono passati alcuni decenni, non sono più un uomo negli anni buoni e migliori, bensì uno dei vecchi del comune, fragili e un po’ridicoli, che non lascia quasi mai il suo podere e che si è comprato un bel posticino nel cimitero di S. Abbondio. Montagnola non è più un paese contadino: è una periferia e gli abitanti sono circa quattro volte quelli di un tempo…Ma in questi decenni trascorsi a Montagnola ho vissuto molte cose belle, anzi meravigliose, dall’estate lampeggiante di Klingsor ad oggi, e devo molto al paese ed al suo paesaggio. Ho sempre cercato di esprimere in vari modi la mia riconoscenza…Ho coltivato anche qualche albero, qualche arbusto, un piccolo canneto di bambù al margine del bosco e molti fiori e, anche se non sono diventato ticinese, spero che la terra di S. Abbondio mi accolga amichevolmente, come hanno fatto il palazzo di Klingsor e la Casa Rossa sulla collina durante questi anni.” (Quarant’anni a Montagnola, 1960)

Sulle Orme di Hermann Hesse a Montagnola.

Oggi è possibile rivivere i luoghi di Hermann Hesse seguendo un breve itinerario che si snoda attorno al borgo di Collina d’Oro, di cui Montagnola è entrato a far parte. Con la dovuta calma che distingueva l’eterno autore, arriverete a toccare tutti i punti sopra descritti e molto di più. (vedi itinerario)

Partendo dal Museo Hermann Hesse proseguite seguendo le impeccabili indicazioni che vi condurranno in serie fino al numero 11 da dove godrete di una meravigliosa vista sul lago di Lugano. Portatevi tutto l’occorrente per un pic-nic da consumare nel parchetto di fronte alla Casa Rossa.

Orari Museo:

Marzo-Ottobre : lunedì-domenica 10.00-18.30

Novembre-Febbraio : sabato e domenica 10.00-17.30

Tags :
Previous post link
Next post link

About Sonia Sgarella

Viaggiatrice. Determinata a far conoscere il mondo agli altri con passione ed entusiasmo, dedicando impegno, ricerca e studio ai luoghi che più ama.

2 Comments

Lascia un Commento

Your email address will not be published.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Scroll To Top