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Capodanno Nepalese: quando si festeggia, come e perché

Capodanno Nepalese: quando si festeggia, come e perché 1024 682 Sonia Sgarella

Ma quanti Capodanni si festeggiano in Nepal? Una bella domanda e che richiede un’approfondita risposta!

Chi segue questa pagina sa benissimo quanti anni di studio e viaggi io abbia dedicato ad India e Nepal – due paesi le cui tradizioni sono strettamente collegate – e chi, come me, ha provato ad avvicinarsi a queste culture, a districarsi in quegli elaborati labirinti di miti e leggende, credo sia anche cosciente di quanto le loro storie siano estremamente sfaccettate.

Ed è proprio per questo, per la numerosità di credenze che da queste vicissitudini storico/leggendarie si sono generate e, nel caso del Nepal oltretutto per la ricchezza etnica, che nasce forse una sana confusione, la nostra difficoltà di comprensione e, di conseguenza, la necessità di dedicarci del tempo.

Se nel mio caso comunque ci sono voluti ad oggi 11 anni per trovarmi comunque ancora mezza persa in quel mare di strambe nozioni, per voi, non vi preoccupate, ci vorrà giusto qualche minuto!

Ebbene oggi, 13 aprile 2020, in Nepal si festeggia – purtroppo anche per loro in modalità quarantena – uno degli svariati Capodanni e, il motivo per cui ve ne parlo in modo particolare, è che si tratta, tra tutti, di quello più importante, il vero Capodanno nepalese,  il più sentito dalla popolazione e nonché quello ufficiale.

Si festeggia quindi oggi in tutto il Nepal, come simbolo di unione delle oltre 60 etnie che lo abitano, il Navavarsha (“anno nuovo”), ovvero l’inizio dell’anno 2077. Proverò qui a spiegarvi meglio il perché e il per come di questa ricorrenza rispondendo ad alcune semplici domande, tra cui:

1. Com’è organizzato esattamente il calendario nepalese?

2. A cosa corrisponde l’inizio del calendario nepalese?

3. Come si festeggia il Capodanno nepalese?

4. Quali altri Capodanni si festeggiano in Nepal?

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1. Com’è organizzato esattamente il calendario nepalese?

Si chiama Vikram Samvat (talvolta Bikram Sambat) e venne adottato ufficialmente nel 1903 dall’allora Primo Ministro Chandra Shamsher Jang Bahadur Rana in sostituzione del precedente calendario, utilizzato fino a quel momento dall’etnia dei Newa, stanziati per lo più nella valle di Kathmandu.

Si tratta di un calendario lunisolare, che prevede dei cicli di 12 mesi, ognuno dei quali diviso in due fasi lunari: una metà detta “luminosa” – di luna crescente, ovvero da novilunio a plenilunio – e una metà detta “oscura” – di luna calante, da plenilunio a novilunio.

L’inizio dell’ “Era nepalese” è strettamente legata – come vedremo nella prossima risposta – alla tradizione induista e viene fatta risalire al 56 a.C., anno a partire dal quale vengono quindi calcolati i mesi e gli anni del calendario. L’anno ha inizio solitamente verso la metà di aprile e corrisponde al passaggio dal mese di Chaitra a quello di Baisakha. I mesi del calendario nepalese hanno una durata variabile da 29 a 32 giorni.

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2. A cosa corrisponde l’inizio del calendario nepalese?

L’anno zero, definito nel 56 a.C., trova origine in una leggendaria vittoria militare portata a compimento da un altrettanto mitico sovrano, detto Vikramaditya  – da cui il nome del calendario Vikram Samvat.

La parola Vikram, di origine sanscrita, significa “coraggio”, Aditya invece “il dio del sole”. Il “Sole coraggioso” fu un appellativo usato ripetutamente nella storia del subcontinente indiano da vari sovrani ed è proprio da questa diffusione del termine che nacquero, nel corso dei secoli, diverse leggende attorno ad una figura di cui a livello storico si conosce certamente meno.

Una figura composita dunque, Vikramaditya, forse il frutto di una graduale mescolanza di leggende supportate da varie scuole di pensiero, ma, se proprio si vuole cercare una corrispondenza sul piano temporale con un sovrano che visse effettivamente nel I secolo a.C., è probabile che il primo Vikramaditya fu un sovrano della dinastia Malwa (anche Malava) che governò nell’India Centrale dall’oltremodo spiritualmente importante città di Ujjain, oggi sita nello stato del Madhya Pradesh. Un sovrano che sconfisse – in una battaglia appunto – probabilmente gli invasori Shaka.

Ujjain

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3. Come si festeggia il Capodanno nepalese?

I festeggiamenti del Capodanno nepalese prevedono, come nel caso di tutte le altre ricorrenze, la frequentazione dei templi principali ma anche riunioni famigliari e picnic all’aria aperta. E’ tuttavia nella splendida cornice della città di Bhaktapur che si svolge la parata più imponente, il Bisket Jatra, un festival della durata di più giorni che vede i fedeli trainare dei carri giganti per le strade e piazze della città.

Bhaktapur

A bordo di queste imperiose portantine vengono venerate le immagini sacre di Lord Bhairava e della Dea Bhadrakali, manifestazioni terrifiche rispettivamente di Shiva e della sua consorte Parvati.

Assolutamente imperdibile in una viaggio in Nepal è la visita di questa meravigliosa cittadina e per saperne di più leggete l’articolo What to do (cosa fare) a Kathmandu e dintorni

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4. Quali altri Capodanni si festeggiano in Nepal?

I Capodanni che si festeggiano in Nepal come abbiamo detto sono svariati e qui vi presento quelli che dopo il Navavarsha risultano essere i principali, ognuno dei quali legato ad un diverso calendario:

Capodanno Indiano

E’ probabile che molti di voi abbiano sentito parlare del Diwali (anche Deepavali), la famosa “festa delle luci” che si svolge ogni anno, sia in Nepal che in India, nei mesi di ottobre/novembre, in onore della Dea Lakshmi, consorte di Vishnu.

Per saperne di più leggi anche Diwali, il festival che illumina l’India

Diwali è ufficialmente il Capodanno che fa riferimento al calendario nazionale indiano, il cosiddetto Shalivahana Samvat, fatto partire nel 78 d.C, anno corrispondente all’inizio dell’ “Era Shaka” – che segue l’ “Era Vikram”.

Diwali

Il calendario indiano, anch’esso lunisolare, fa cominciare l’anno con il mese di Kartika (ottobre/novembre) e inverte, rispetto al calendario nepalese, le fasi di luna crescente e luna calante: mentre il mese nepalese ha inizio con la quindicina di luna calante, per intenderci, quello indiano comincia invece con la quindicina di luna crescente.

Capodanno Tibetano

Si festeggia dal primo al terzo giorno del primo mese lunare del calendario tibetano, i cui anni vengono calcolati a partire dal 127 a.C., con l’ascesa al trono del primo sovrano della dinastia Yarlung. Con riferimento al nostro calendario gregoriano, il Losar (lo=”anno”, sar=“nuovo”) suole cadere nei mesi di gennaio/febbraio e in Nepal viene celebrato per lo più dai popoli Sherpa, Tamang e Gunrung, di discendenza tibetana appunto.

Capodanno Cinese

Festeggiato dalle minoranze cinesi presenti in moltissimi paesi dell’Asia e non solo, fa riferimento al calendario lunisolare cinese – i cui mesi hanno inizio con il novilunio – e coincide con la seconda luna nuova dopo il solstizio d’inverno ovvero, di nuovo, con i mesi di gennaio/febbraio. Ad ogni anno è associato un animale – il 2020 è quello del topo – e si sviluppa in cicli di 12 con un’origine che risale al 2.637 a.C. 

Capodanno “all’Occidentale”

Va da sé che, forse per moda o semplicemente per uniformarsi al resto del mondo anche il nostro Capodanno, che fa riferimento al calendario gregoriano, viene ricordato con qualche festicciola organizzata soprattutto tra i più giovani e nei luoghi solitamente frequentati dai turisti stranieri, tra cui hotel e ristoranti in zona Thamel a Kathmandu. Non aspettatevi comunque fuochi d’artificio o grandi festeggiamenti in piazza!

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Detto questo auguro a tutti i carissimi nepalesi un 2077 che, nonostante il catastrofico inizio, possa continuare all’insegna della positività che tanto li contraddistingue. Loro, soprattutto dopo il terremoto del 2015 sanno benissimo quanto sforzo ci voglia per risollevarsi dalle tragedie a cui la vita a volte ci mette di fronte e, proprio loro, sono quelli che vorrei prendere a modello come simbolo vivente di una rinascita che si può e si deve mettere in atto! Buon Anno Nepal!!!

Se sei interessato all’argomento Nepal e Trekking in Nepal, leggi anche:

Trekking in Nepal: tutto quello che c’è da sapere

L’ABC del trekking in Nepal: semplici regole per stare bene

Viaggio in Nepal: i libri da non perdere

Trekking al Campo Base Everest: tutto quello che c’è da sapere

Trekking al Campo Base dell’Annapurna (A.B.C.)

What to do (cosa fare) a Kathmandu e dintorni

What to do (cosa fare) a Kathmandu e dintorni 1024 682 Sonia Sgarella

Kathmandu: quanto fascino esotico scatena questa parola nella vostra mente?

Kathmandu, come la tappa finale dei leggendari viaggi in Oriente degli anni ’70, il destino ultimo di quell’epopea che vide come protagonisti gli hippies, i cosiddetti “figli dei fiori”; Kathmandu e la sua valle, cosparsa di città-tempio e di villaggi newari, il regno dei Malla e delle Kumari, le dee viventi; Kathmandu, come la mecca e l’inevitabile primo approdo di coloro che hanno segnato la storia dell’alpinismo; Kathmandu insomma, come la porta d’accesso a mondi di perdizione e di illuminazione; trampolino di lancio per un tuffo nella storia e base di rifornimento per avventure e spedizioni.

Tempio di Changu Narayan

Kathmandu e la sua valle sono cambiate di certo, il terremoto del 2015 ne ha modificato forse irrimediabilmente l’aspetto ma questo non significa che tutto sia andato perduto. Lo stile e l’essenza di un luogo, in particolare, non sono qualcosa che crolla così facilmente: il processo di ricostruzione dei monumenti è lento, è vero, e tutti sperano che in un futuro si possa tornare ad ammirare di nuovo i capolavori del passato così come erano stati progettati dai grandi sovrani, ma nel frattempo tutta la zona continua a sprigionare il suo fascino e il fermento spirituale a regalare grandi emozioni.

Fedeli in cerca di una benedizione – Kathmandu, Durbar Square

Ecco perché un viaggio in Nepal che si rispetti non potrebbe e non dovrebbe assolutamente prescindere da una visita approfondita, non solo della capitale, ma anche di tutti quegli insediamenti che ne popolano i suoi dintorni – villaggi, templi secolari e siti sacri – il tutto incorniciato dagli splendidi panorami himalayani. Mettete in conto una settimana o poco meno se è solo questo che vi interessa; aggiungete invece qualche giorno in più se avete voglia di allontanarvi dal traffico e scarpinare su qualche breve itinerario di trekking.

Durbar Square di Patan

Vediamo allora un po’ come gestire al meglio il tempo a disposizione evitando di perdere ore nel traffico facendo avanti e indietro tra una località e l’altra. Il percorso che vi suggerisco prevede il pernottamento in tutti i centri principali della zona , Kathmandu, Patan, Bhaktapur e Bodhnath, e questo perché ritengo che sia un peccato dover vivere queste località soltanto di giorno, con la fretta di rientrare in città prima del tramonto. Nonostante la vicinanza al centro della capitale – Bodhnath per esempio dista solo 4 km, Patan soltanto 8 – ognuno di questi luoghi ha infatti una sua atmosfera caratteristica di cui vale la pena godere nell’arco delle 24 ore e inoltre, siti di interesse a sé vicini, che saranno così facilmente raggiungibili con trasporti diretti. Ciò significa meno tempo perso negli spostamenti e giustifica il fatto di doversi muovere ogni volta con tutti i propri averi.

Bodhnath dopo il tramonto

1. Dakshinakali, un appuntamento da segnare in agenda

Cominciamo subito con un luogo a dir poco insolito ma che ha bisogno di una pianificazione a priori: se non siete deboli di stomaco e le mattanze non vi sconvolgono segnatevi l’appuntamento del martedì o del sabato con il tempio di Dakshinakali e cercate di incastrarlo a dovere tra le date che avete a disposizione. Ebbene sì ragazzi, perché mentre il mondo evolve verso un concetto nutrizionale sempre più vegano e le associazioni degli animalisti combattono contro gli abusi verso povere creature indifese, qui continuano a spopolare i sacrifici in onore di Kali, la più sanguinaria tra le manifestazioni divine della fede induista. Ovviamente il sacrificio non è fine a se stesso: una volta sgozzati – soprattutto polli e capre ma potrebbe capitarvi di vedere anche maiali o addirittura bufali – gli animali vengono spennati, scuoiati e restituiti al committente, il quale li degusterà nel corso di un allegro banchetto. Insomma, trattasi di una sorta di tempio/macelleria, di un luogo estremamente sacro ai nepalesi, dove entrare in contatto con una delle tante stranezze della fede hindu e vivere quindi un’esperienza, ok forse un po’ splatter ma assolutamente da non perdere!

Per raggiungere Dakshinakali dovrete partire dalla fermata degli autobus del Parco Ratna di Kathmandu (Old Bus Stand), situata a sud est di Thamel – oltre la Kantipath Road – e raggiungibile con una camminata di circa 15/20 minuti. Il servizio diretto esclusivo che viene istituito soltanto durante i giorni di sacrificio (sabato e martedì) non fa fermate lungo il percorso ed ha un costo totale di sole 100 rupie. Per percorrere 20 km su una strada non asfaltata per l’80%  impiegherete circa 1h20: mettete in conto dunque di non partire tardi da Kathmandu, sia perché le cerimonie di sacrificio vengono sospese tra le 11.30 e le 13, ma anche perché così, sulla strada del ritorno, avrete tempo di fermarvi a visitare altri due villaggi, Pharping e Kirtipur.

Una volta arrivati a destinazione prendete le scale che scendono verso il tempio senza far caso alla folla di pellegrini che attende in coda per portare le offerte all’interno del recinto sacro e quindi essere graziata dalla visione (darshan) dell’immagine divina custodita nel sancta sanctorum. Ai visitatori stranieri non è permesso acceddere all’area dei sacrifici ma girandoci attorno, sarà comunque possibile assistere ai riti, o meglio, alla fase finale, che vede gli animali essere portati verso i calderoni dove, una volta spennati e scuoiati, verranno quindi restituiti ai fedeli.

Quando credete di averne abbastanza fate ritorno nell’area di parcheggio e, a meno che non vogliate rientrare direttamente a Kathmandu con lo stesso servizio non stop che vi ha portato al mattino (chiedete all’autista l’orario di ripartenza prima di allontanarvi), prendete il primo trasporto che faccia tappa a Pharping e preparate a questo punto lo stomaco per un allietante pranzo in stile tibetano. Parphing – e la vicina Dollu – sono infatti sede di una copiosa comunità di monaci e fedeli tibetani che lì si sono insediati costruendo non solo edifici religiosi sacri alla fede ma anche ristoranti tradizionali sacri al palato. Di certo non deludenti sono i piatti a base di Momo Kothey serviti da Dickeyling, un piccolo locale senza pretese situato sulla strada che prosegue per il Vajrayogini Temple, visitabile prima o dopo pranzo a seconda dell’orario.

Vajrayogini Temple di Pharping

Se il tempo stringe fate ora ritorno alla strada principale, aspettate che passi il primo autobus – sicuramente imballatissimo visto il giorno di pellegrinaggio – diretto a Kathmandu e chiedete all’autista di farvi scendere all’incrocio con la Kirtipur Road. Da qui saltate sul – o attaccatevi al 🙂 – primo minivan che farà scalo in centro scegliendo la fermata che, all’estremo opposto rispetto alla porta d’ingresso lungo la Ring Road, vi permetterà di visitare il dedalo di viuzze poste in cima alla collina – ovvero il centro storico – mantenendo un unico andamento di marcia e quindi fare ritorno a piedi alla porta d’ingresso per riprendere il minivan diretto a Kathmandu.

Uma Maheshwar Temple di Kirtipur

Visitate innanzitutto l’Uma Maheshwar Temple (XVII secolo), dedicato alla coppia Shiva-Parvati e sulle cui travi di legno sono scolpite alcune tra le immagini erotiche più spinte mai viste in tutto il Nepal. Proprio lì di fronte potreste anche concedervi un drink con vista dalla terrazza del View Point Restaurant e quindi procedere verso la piazza principale del villaggio, lungo il cui lato settentrionale sorge il notevole Tempio di Bagh Bhairab. Scudi e spade ne adornano la facciata, ricordo di tutti quei soldati che morirono sconfitti da Prithvi Narayan Shah durante l’attacco a Kirtipur del 1768.

Tempio di Bagh Bhairab a Kirtipur

2. Kathmandu: imparare a perdersi nell’antica Kantipur

Ma facciamo un passo indietro e supponiamo che siate appena atterrati a Kathmandu, città che sarà quindi oggetto delle vostre prime visite. Dall’aeroporto al quartiere di Thamel, il cosiddetto rifugio dei trekkers nonché la zona dove si trova la maggior parte degli alloggi, un taxi ci impiega circa mezz’ora ed ha un costo di 700 rupie. Le ultime volte che ci sono stata mi sono trovata bene allo Yala Peak Hotel, nel vero cuore di Thamel. Volete sapere l’indirizzo? Thamel Marg. Sappiate però che a Kathmandu la maggior parte delle strade e delle viuzze del centro storico non ha neanche un nome – a volte invece ne hanno uno diverso su ogni mappa – per cui farete bene a cominciare col cercare di capire come è strutturata la città prima di avventurarvi nella sua visita oppure, così come si faceva nel caro vecchio stile, chiedere, chiedere e chiedere a qualcuno. Se esiste un popolo letteralmente disponibile ad indicarvi la strada verso qualsiasi destinazione stiate cercando, questo è di certo il popolo nepalese.

Imparate innanzitutto il significato delle parole Tole e Chowk, rispettivamente “quartiere” e “cortile” ma anche – entrambe – “incrocio di più strade”. Con quest’ultima accezione del termine, partendo dal Thamel Chowk, la vostra esplorazione a piedi della città dovrebbe passare per il Thahiti Tole, per l’Asan Tole, per l’Indra Chowk e quindi terminare in Durbar Square, la piazza della città con la P maiuscola. Da qui potrete poi anche proseguire più a sud verso Freak Street e fermarvi a pranzo da New Lumbini, un’ottima opzione per un pasto in stile indiano.

Non voglio però stare qui troppo ad approfondire la visita della città perché è più dei dintorni che vi vorrei parlare; vi dico solo che tra tutti i luoghi, i miei preferiti sono: lo stupa di Kathesimbhu e tutto quello che vi sta attorno, la zona di Asan Tole con il Tempio di Annapurna e l’oasi di pace dell’Itum Bahal. Fate riferimento all’itinerario a piedi della Lonely Planet e cominciate la vostra caccia al tesoro! 🙂

Stupa di Kathesimbhu

Se siete intenzionati ad acquistare una scheda telefonica locale entrate dal primo rivenditore Ncell. Il costo della SIM con validità di un anno è di 250 rupie, alle quali dovrete aggiungere il pacchetto che più vi interessa (per esempio 1.000 rupie tra dati e chiamate). Per cambiare i soldi le tariffe migliori le troverete in banca. In zona Thamel cercate la Nepal Investment Bank Limited.


La scena culinaria di Thamel – i miei preferiti:

Pampernickel Bakery, per una colazione come dio comanda in perfetto stile italiano; caffè di qualità e i migliori prodotti da forno della zona.

Rosemary Kitchen & Coffee Shop, per colazioni da campione e cene raffinate.

Sunflower Joshi Cafè, un locale senza pretese ma che dà grandi soddisfazioni a tutte le ore: ottimo cibo, prezzi bassissimi e un proprietario super gentile. Lo trovate da poco di fronte all’Hotel Happy Home, in una piccola traversa della JP Marg. Se ci andate salutatemi Joshi!

Western Tandoori and Naan House, per chi ama il naan, la cucina indiana e i prezzi bassi.

Kantipur Tandoori House, a mio parere un’ottimo ristorante indiano a prezzi contenuti. Porzioni più sostanziose rispetto al Western Tandoori and Naan House.

Yangling Tibetan Restaurant, per la migliore cucina tibetana.

Chick and Falafel, per un pasto in piedi o take away, ottimi wrap.

3. Swayambhunath, “il sorto da sé”

Partendo sempre da Kathmandu e raggiungibile anche a piedi da Thamel (usate come riferimento l’incrocio di Cheetrapati Chowk), è l’emblematico Stupa di Swayambhunath, simbolo della commistione tra fede buddhista e fede induista. Il complesso, anche noto come “tempio delle scimmie”, è popolato da questi esseri famelici a cui dovrete prestare particolare attenzione soprattutto risalendo la scalinata ovest. Nascondete qualunque cosa che potrebbe essere oggetto del loro interesse (cibo, acqua e occhiali da sole) e tirate su dritto per i 300 gradini che conduco alla biglietteria e quindi da lì, alla grande “folgore” (dorje) e allo Stupa vero e proprio.

Qui vi si aprirà un mondo fatto di simboli con i quali è interessante cominciare a familiarizzare per non trovarvi impreparati durante la visita di tutti gli altri luoghi sacri del Nepal:

la “punta di diamante” – come viene definito anche il vajra (versione sanscrita del termine tibetano dorje) – simboleggia il potere della luce che distrugge l’ignoranza. Si trova sempre all’ingresso dei templi o dei monasteri buddhisti e definisce quindi la fede principale a cui è dedicato il complesso qualora non ne foste sicuri guardandolo da fuori.

gli occhi del Buddha: sicuramente l’immagine che più contraddistingue e caratterizza gli Stupa del Nepal, si tratta di ciò che sempre troverete disegnato alla base della guglia e rivolta ai quattro punti cardinali. Ciò che dovrebbe  più semplicemente costituire il naso del Buddha è il realtà il numero uno scritto in nepali, il simbolo dell’unità, mentre il piccolo terzo occhio posto al centro della sua fronte – secondo le fonti un ciuffo di peli – rappresenta l’intuito e la chiaroveggenza dell’Illuminato.

4. Budhanilkantha

Una statua lunga 5 metri di Vishnu adagiato sulle spire del serpente cosmico nella sua incarnazione di Narayan, il creatore dell’universo. Solo agli hindu è concesso avvicinarsi alla statua per lasciare le offerte in omaggio alla divinità ma l’imponente immagine sacra risulta comunque ben visibile anche da dietro la recinzione che ne delimita il perimetro della vasca sacra, il simbolo del mare cosmico.

Una delle sculture più grandi di tutto il Nepal, scolpita molto probabilmente tra il VII e l’VIII secolo in stile Licchavi e raffigurante la divinità che è stata oggetto della maggiore devozione fino al primo periodo Malla, epoca in cui la più popolare divenne invece Shiva.

Una meta per nulla turistica e raggiungibile in circa 20 minuti di minivan (20 rupie) dall’incrocio tra l’estremo nord della Kantipath Road e la Lazimpat Road. Appena prima dell’incrocio sulla sinistra si trova la Dairy Development Corporation che vende formaggio di yak e prodotti caseari di vario tipo. Provate la bevanda di latte col cardamomo.

5. Patan: c’era una volta un luogo chiamato Lalitpur

“La città della bellezza” e non a caso: nonostante il terremoto ne abbia purtroppo immancabilmente deturpato l’aspetto, Patan rimane infatti ancora oggi un luogo pieno di fascino, di quelli che vale la pena visitare con calma decidendo quindi di rimanerci a dormire. L’hotel e ristorante Cafè de Patan soddisferà tutti i vostri bisogni a due passi da Durbar Square.

Per la visita seguite pure l’itinerario a piedi che trovate sulla Lonely Planet sapendo che sono veramente degni di nota:

il Bubahal, con il tempio di Yasodhara che fu, cosa che in pochi ricordano, il nome della moglie di Siddharta Gautama e con la quale il futuro Buddha ebbe un figlio di nome Rahula. Il tempo è meravigliosamente scolpito e ricco di immagini simboliche mentre il cortile è disseminato di piccoli chorten. Da qui poi è molto bello il consiglio di proseguire per l’intricato dedalo di viuzze che vi condurrà verso l’Haka Bahal, il luogo collegato al culto della Kumari.

Tempio di Yasodhara

– il Tempio di Kali.

– il Pim Bahal Pokhari, una cisterna di acqua relativamente pulita sui cui lati sorgono pittoreschi il Tempio di Chandeshwari e uno Stupa sbiancato a calce.

– il Tempio d’Oro (50 rupie).

Inoltre, a sud di Durbar Square, molto interessanti sono il Tempio di Minnath, introdotto da un portale bianco, il Tempio di Rato Machhendranath, circondato da una recinzione metallica blu, il Tempio di Mahabouddha, nonostante le impalcature che vi auguro avranno tolto nel momento della vostra visita e il Rudravarna Mahavir, anche detto Uku Bahal. Per questi ultimi due il biglietto di 50 rupie è cumulativo. Il Tempio di Kumbeshwar invece è lasciato abbastanza in stato di degrado.

Tempio di Macchendranath

Per un buon ed economico tè o caffè nei pressi di Durbar Square, uscendo dall’hotel verso Durbar, prendete la prima a destra appena superata la piazza ed entrate all’interno de cortile del Baha Bahi. Il Lakshmi Tea and Coffee Shop (una piccolissima porta sul lato sinistro del cortile) sono quasi sicura che diventerà anche il vostro posto preferito!

6. Bungamati e Kokhana

Questa mezza giornata alcuni potrebbero ritenerla come una da scartare per il semplice fatto che entrambe le cittadine siano state quasi completamente rase al suolo dal terremoto del 2015. È vero, molte delle attrattive sono andate distrutte – come è per esempio il caso del Tempio della piazza di Bungamati – e di quello che poteva essere l’antico fascino di questi villaggi oggi se ne intravede soltanto il ricordo nelle pietre giacenti a terra e alle quali si cerca pazientemente di ridare un ordine. Visitare questi borghi però penso sia da stimolo ai loro abitanti, per non sentirsi completamente abbandonati dal turismo e quindi io ve li suggerisco lo stesso. Col tempo inoltre la situazione potrebbe sicuramente migliorare.

Dalla stazione di Lagankhel a Patan prendete il primo autobus in partenza per Bungamati. Il tragitto ha una durata di 40 minuti e il costo del biglietto è di 20 rupie. In giro per la cittadina si trovano ancora i laboratori degli scalpellatori che producono immagini sacre e motivi decorativi.

Da Bungamati a Kokhana la passeggiata è breve e piacevole anche se oggi ben lontana dall’idea di scampagnata bucolica descritta nella Lonely Planet. Arrivati in centro sarete felici di vedere che il Tempio di Shekala Mai ancora si erge in piedi e che le donne continuano a tessere con l’ausilio dell’arcolaio.

7. Bhaktapur: oltre ai templi lo yogurt

E che yogurt, aggiungerei! Il Juju Dahu è una prelibatezza di cui, una volta provato, non potrete più farne a meno ed ecco che allora vi toccherà più volte fare tappa lungo la strada che da Durbar Square, superata la porta principale, conduce verso la fermata degli autobus pubblici. Bhaktapur, conosciuta anche con il nome newari di Khwopa, la “città dei devoti”, a differenza di Patan possiede non una ma bensì tre grandi piazze monumentali che meritano tutte di essere esplorate. A queste si aggiunge la Pottery Square, il centro della produzione dei vasi di terracotta nonché il simbolo dell’anima artistica della città.

A Bhaktapur è bello perdersi tra le viuzze che collegano piazze e cortili disseminati di cisterne, di statue e di templi, il tutto purtroppo estremamente danneggiato dall’ultimo terremoto ma non per questo meno ricco di fascino. Durbar, Taumadhi e Dattatraya Square sono i luoghi dove ancora rimangono in piedi alcuni degli edifici più rappresentativi della città, la maggior parte dei quali risalenti al XV secolo. Tra questi il Tempio di Nyatapola, il più alto di tutto il Nepal, il Tempio di Bhairabnath, quello di Dattatreya e tanti altri.

Bhaktapur è raggiungibile con trasporti diretti sia dalla  fermata di Bagh Bazar a Katmandu che da quella di Lagankhel a Patan. Il tragitto in entrambi i casi è di circa un’ora e il costo di 20/25 rupie. L’ingresso alla città per i turisti stranieri ha un costo abbastanza elevato (1.500 rupie) ma sapendo che i vostri soldi contribuiranno alla ricostruzione e conservazione dei templi, la cosa dovrebbe farvi sentire un po’ meglio. Se intenzionati a rimanere più di un giorno comunicatelo direttamente al momento dell’acquisto del biglietto così che la sua validità possa essere prolungata. Ah, scusate se mi ripeto ma ovviamente il mio consiglio è quello di rimanere! Seguite sempre l’itinerario a piedi della Lonely Planet, esploratene ogni angolo ed è sicuro che incapperete in un sacco di situazioni interessanti: la città è piena di vita, di attività commerciali, artistiche e ludiche, ragione in più per soffermarvi più a lungo e godere così di tutto il pacchetto.

8. Tempio di Changu Narayan, per imparare a conoscere Vishnu

Se siete arrivati fin qua e avete ancora qualche dubbio sulla figura di Vishnu oppure proprio non ne sapete niente, il Tempio di Changu Narayan non potrà che essere la vostra scuola per eccellenza, il luogo dove imparare a conoscere questa figura e tutti i suoi avatar. L’impianto scultoreo di epoca Licchavi è un vero e proprio capolavoro di elevata valenza artistica, ragion per cui il tempio è stato inserito nella lista del Patrimonio Mondiale Unesco già nel 1979.

Tra le varie curiosità all’interno del complesso è presente la più antica iscrizione di tutta la valle, risalente al 464 d.c., una statua di Garuda, il fedele veicolo di Vishnu, molto probabilmente risalente al V secolo e di nuovo l’immagine della divinità a cavallo dell’avvoltoio (Garuda Narayan) che è stata utilizzata sulle banconote da 10 rupie. Non da meno, vi farei notare anche le scimmiette appese al pene dei grifoni che decorano le travi di legno a sostenimento dei tetti a pagoda. 🙂

Il tempio dista soli 6 km da Bhaktapur e gli autobus che fanno la spola partono dalla strada principale a nord del centro storico, all’incrocio con la Changu Narayan Road. Il percorso di 20 minuti ha un costo di 15 rupie mentre l’ingresso al tempio per gli stranieri ammonta a 300.

9. Bodhnath: un’oasi di pace

Niente popò di meno che il più grande stupa di tutta l’Asia, un’antica stazione di posta lungo la rotta carovaniera tra Lhasa e Kathmandu e, ancora oggi, un luogo dove la cultura buddhista tibetana può manifestarsi senza restrizione alcuna. Decidere di dormire a Bodhnath significa non solo optare per una tregua dal traffico cittadino ma anche regalarsi la possibilità di vivere il luogo con tutti i cambiamenti di luce e atmosfera che lo riguardano, all’alba, al tramonto, alla sera e, perché no, volendo anche di notte. Avvicinatevi allo stupa in qualsiasi momento nell’arco delle 24 ore e troverete infatti sempre qualcuno intento a girarci attorno, rituale di devozione che si svolge sotto lo sguardo vigile del Buddha, i cui occhi in questo luogo risultano penetranti come in nessun altro dove.

Nei pressi dello stupa si trovano diverse sistemazioni a buon mercato. Io personalmente ho alloggiato alla Dragon Guest House e mi sono trovata particolarmente bene. Bar e ristoranti non mancano di certo ma se volete andare sul sicuro una cena da Double Dorje non potrà che lasciarvi soddisfatti. Se poi è il caffè che vi manca e non avete problemi a spendere un po’ di più, allora concedetevi una bella colazioni con vista stupa da Java Coffee. Per raggiungere Bodhnath il mezzo più comodo è sicuramente il taxi. L’ingresso all’area dello stupa è di 400 rupie ed ha validità di una settimana.

10. Gokarna Mahadeva: ripartiamo dai Veda

Tenendo la porta d’ingresso allo stupa di Bodhnath alle spalle, girate a sinistra e camminate fino all’incrocio con la Jurpati-Sundarijal Road. Da lì potete prendere qualunque pullman diretto a nord e chiedere al conducente di essere scaricati giusto di fronte all’ingresso del Tempio di Gokarna Mahadeva, dedicato a Shiva e situato sulle sponde del fiume Bagmati. L’ingresso al tempio è di 100 rupie.

Krishna e Gopini

Non solo Shiva tuttavia: qui la statuaria di notevole fattura copre praticamente tutto il pantheon delle divinità hindu, a partire da quelle vediche – quali Indra (il Dio della Guerra), Vayu (il Dio del Vento), Aditya (il Dio del Sole) e Chandra (il Dio della Luna) – passando per la Dea Ganga, con la brocca in testa, Kamadhenu, la vacca sacra, e arrivando quindi fino alle divinità più conosciute, tra cui Krishna, Hanuman, Ganesh e una rappresentazione di Shiva nella forma di Kamadeva, il “Dio dell’Amore” e per questo con il fallo eretto. Molto suggestivo poi è anche l’albero di ficus religiosae all’interno del quale trova rifugio un lingam di pietra. 

11. Pashupatinath: alla fine del cammin di nostra vita…

E visto che siamo in tema di santuari dedicati a Shiva, ovviamente non potrebbe mancare nella lista delle cose da fare una visita al suo tempio per eccellenza, quello di Pashupatinath (“il Signore degli Animali”), il più sacro di tutto il Nepal. Famoso anche in quanto “Tempio delle cremazioni”, è qui che forse vivrete alcuni dei momenti più intensi del vostro viaggio e per questo io, fossi in voi, lo lascerei alla fine.

Dal Tempio di Gokarna Mahadeva prendete qualunque autobus di ritorno in città e proseguite quindi fino a Pashupatinath (20 rupie) dove vi verrà richiesto di pagarne un biglietto da 1.000. E’ vero, il prezzo è molto alto se si considera che agli stranieri non è permesso accedere al tempio vero e proprio, ma questo è l’unico luogo dove potrebbe capitarvi di assistere ad una cerimonia funebre e, a meno che non siate particolarmente sensibili a questo genere di cose, vale la pena passarci del tempo.

Dalla sponda opposta del fiume Bagmati risalite la collina per non perdere i templi che si trovano sulla sua sommità e quindi da lì procedete in discesa fino all’uscita del complesso. Da qui a Bodhnath la camminata è di circa 20 minuti, niente di particolarmente suggestivo ma se volete risparmiare questo è quanto di meglio vi aspetta.

Nei dintorni di Kathmandu ovviamente c’è anche altro, questa non vuole essere una guida esaustiva ma una serie di consigli sulla base di quella che è stata la mia esperienza. Da Kathmandu è anche possibile partire per dei mini trekking che ok, non saranno spettacolari come gli altri di cui vi ho parlato nel blog ma possono essere un buon modo per allenarsi e un discreto punto di partenza per apprezzare i panorami himalayani.

L’alba da Chisopani

La prima volta che sono stata in Nepal per esempio, ho fatto un giro di 3 giorni e 2 notti con pernottamento prima a Chisopani e poi a Nagarkot . Per accedere a questo percorso si parte da Sundarijal, a nord del Tempio di Gokarna Mahadeva e quindi si risale il versante della collina fino a Chisopani, da cui partono anche i trekking per l’Helambu. Da qui a Nagarkot si passa attraverso svariati villaggi circondati da terrazzamenti coltivati, si incrocia qua e la la strada e si fa quindi arrivo a destinazione nel pomeriggio.

Verso Nagarkot…

Il terzo giorno la sveglia prima dell’alba è d’obbligo per godere delle viste sull’Himalaya dalla torre panoramica  e poi proseguire – volendo a piedi – verso il Tempio di Changu Narayan oppure fare rientro direttamente a Kathmandu.


N.B. Qualora alla fine delle vostre peregrinazioni nella valle decidiate di proseguire il vostro viaggio verso Pokhara o Chitwan fate attenzione che gli autobus turistici non partono più dalla Kantipath Road; dal 29 giugno 2018 le partenze  sono state spostate appena a nord di Thamel, nella zona di Sorhakhutte e lungo la Swayambhu Marg. Per Chitwan (Sauraha) una buona compagnia è la Mountain Overland; per Pokhara, la Explore Pokhara. I biglietti li potete acquistare tramite la vostra guest house (suggerito), per telefono oppure direttamente sul bus. Le partenze sono intorno alle 7 ma è necessario presentarsi sempre con mezz’ora di anticipo. Il tempo di percorrenza (incluse varie pause per bagno e pranzo) è di circa 6 ore per Chitwan e 7 per Pokhara. Il costo tramite guest house è rispettivamente di circa 750 e 800 rupie.