Andhra Pradesh

Charminar vista dal piazzale della moschea

Hyderabad: 5 buoni motivi per visitarla

Hyderabad: 5 buoni motivi per visitarla 2135 1584 Sonia Sgarella

Avete mai sentito parlare di Hyderabad? No, non mi riferisco a quella popolosa città del Pakistan che sorge sulle sponde del fiume Indo, nella provincia del Sindh, bensì ad una città ancor più popolosa dell’India, la settima metropoli indiana in ordine di grandezza, che oggi costituisce la capitale di ben due stati: Andhra Pradesh e Telangana, tra i meno esplorati della nazione.

La città, di forte stampo islamico – come si intende già dalla lettura del nome ( -abad è un suffisso di origine persiana che significa “città” e che in India definisce generalmente l’eredità di governi musulmani) – venne fondata nel 1589 dal sultano Muhammad Quli Qutb Shah, il quinto sultano della dinastia Qutb Shahi di Golkonda.

1- Forte di Golkonda

Comincio quindi subito con l’introdurvi al primo buon motivo per visitare Hyderabad e che sorge esattamente sul fianco della collina di Golkonda (Golla Konda = “collina del pastore”). Trattasi delle rovine di una fortezza immensa, fondata nel X secolo dalla dinastia hindu dei Kakatiya ma passata prontamente, già nel XIV secolo, nelle mani del Sultanato Bahmanide il quale dividendosi, nei primi anni del 1500, diede vita a cinque sultanati minori: Bijapur, Golconda, Ahmednagar, Bidar e Berar.

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L’ingresso al forte avviene dal lato est, tramite la porta Bala Hissar, che già esprime, nella sua splendida decorazione, la grandezza passata di questo luogo, un eccellente esempio di architettura militare, dotato di un altrettanto brillante sistema di allarme che permetteva ai suoni di diffondersi fino ad un chilometro di distanza, dall’ingresso alla cima della collina, da dove il sultano era solito contemplare orgoglioso il suo dominio.

Forte di Golkonda

Forte di Golkonda

Una terra ricca di vegetazione che nasconde nel sottosuolo un segreto ancor più prezioso: la ricchezza e la potenza delle dinastie che regnarono sulla zona si fondarono infatti in buona parte sul commercio di pietre preziose, specialmente di diamanti: il Koh-i-noor, il Regent, l’Hope o il Princie Diamond, per citarne solo alcuni tra i più famosi della storia, provenivano infatti dalle miniere di Golkonda che furono, fino alla scoperta di quelle brasiliane e sudafricane, in pratica le uniche al mondo.

2- Tombe dei Qutb Shahi

Situate a meno di 2 chilometri dal Forte di Golkonda, in un parco tranquillo e poco frequentato, sorgono le tombe di alcuni sultani della dinastia Qutb Shahi che regnò dal 1518 al 1687, prima da Golkonda e poi da Hyderabad. La più maestosa tra queste sepolture – ognuna costruita su una base rialzata, dotata di una grande cupola a bulbo, archi finemente scolpiti, iscrizioni e resti di brillanti decorazioni – è la tomba di Muhammad Quli Qutb Shah, quinto sultano della dinastia, poeta, intellettuale e fondatore di Hyderabad, indissolubilmente associato anche a una delle più celebri storie romantiche indiane per il profondo amore che, secondo la tradizione, lo legò tutta la vita alla moglie hindu Bhagmati.

Tomba del sultano Muhammad Qutb Shah

Tomba del sultano Muhammad Qutb Shah

Riflessi

Riflessi

3- Charminar

Grandiosa struttura a “quattro minareti” (charminar) costruita nel 1591 dallo stesso Muhammad Quli Qutb Shah che fondò la città. Conosciuto come il simbolo della capitale, sembra che questa originale versione di un arco di trionfo venne commissionata dal sovrano per commemorare la fine di un’epidemia di peste diffusasi nello stato. Alto circa 56 metri e a pianta quadrata, il Charminar si trova collocato all’incrocio di alcune importanti arterie commerciali: da non perdere il Laad Bazaar, un antico mercato, famoso per la produzione di bangles, coloratissimi bracciali tanto amati dalle donne indiane.

Charminar

Charminar

Vista dal Charminar

Vista dal Charminar

4- Mecca Masjid

La costruzione di questa moschea, una tra le più grandi dell’India, capace di ospitare al suo interno circa 10.000 fedeli, fu cominciata ai tempi di Muhammad Quli Qutb Shah ma venne terminata solo sotto il governo dell’imperatore Mughal Aurangzeb che conquistò la città nel 1687. Situata nei pressi immediati del Charminar, la moschea si affaccia su un vasto cortile rettangolare dove, all’interno di una lunga galleria, sono ospitate le tombe dei Nizam (“governatori del regno”) appartenenti alla dinastia degli Asaf Jah che governò sullo Stato di Hyderabad dal 1724 al 1948, subito dopo il declino del potere Mughal.

Moschea vista dal Charminar

Moschea vista dal Charminar

Mecca Masjid - Galleria delle tombe

Mecca Masjid – Galleria delle tombe dei Nizam

5- Chowmahalla Palace

Fu la residenza ufficiale dei Nizam di Hyderabad, costruito ispirandosi allo stile del Palazzo dello Shah di Tehran. Unico per eleganza, il palazzo venne costruito a partire dalla fine del XVIII secolo per essere terminato solo dopo la metà del secolo successivo. causando la sovrapposizione e l’accostamento di stili architettonici diversi.

Interno del Chowmallah Palace

Interno del Chowmallah Palace

 

 

Tirumala-Tirupathi: dove la sacralità si respira nell’aria

Tirumala-Tirupathi: dove la sacralità si respira nell’aria 990 1444 Sonia Sgarella

Forse non basterà tornarci cento volte per capire l’India ma questo non deve scoraggiarvi. Fate il possibile per acquisirne anche solo una piccola parte, concesso il fatto che spesso è proprio ciò che non comprendiamo che ci affascina e ci stimola. Non demordete, perché vi renderete presto conto di quanto l’India sia necessaria per far rivivere in noi quella spiritualità di cui ci siamo volutamente privati, che con feroce convinzione abbiamo espulso dalle nostre vite, troppo occidentali, egocentriche, troppo razionali e indipendenti per poter ammettere l’esistenza di un’entità superiore a cui potersi aggrappare, anche solo sporadicamente.  In India basta respirare per percepirne la presenza: è qualcosa che pervade l’aria, che si espande. Ci tocca e ci percuote. E’ come un’onda, un terremoto, un’antica vibrazione che ci attraversa, capace di legare a sé qualunque cosa incontri sul suo percorso. Ogni volta che tornerete in India ci sarà sempre un nuovo spettacolo pronto a sorprendervi, anche quando presuntuosamente crederete di aver già visto tutto. Munitevi di innocenza e rimarrete incantati dalla semplice vista del mare, di un fiume, dell’acqua, fonte di vita, incantati dal paesaggio mutevole, dall’orizzonte che si allontana a perdita d’occhio man mano che risalirete il versante di un’altura per raggiungerne la vetta, perché è lì, si sa, che dimorano gli dei. Vi stupirà la gente, l’incessante movimento della folla, incorruttibile devota che, nonostante i cambiamenti sociali e la modernizzazione, rimane fedele perpetuatrice di una tradizione millenaria che non solo sopravvive ma regna sovrana in ogni angolo dell’India. Ma vi sono alcuni luoghi letteralmente intrisi di sacralità che, più di altri, non potrebbero lasciare indifferente neanche il  più scettico tra i profani: luoghi dove ogni  giorno migliaia di pellegrini si accalcano, noncuranti del tempo che scorre, al solo scopo di guardare la divinità dritta negli occhi e da questa essere visti perché li possa riconoscere come suoi devoti. La visione durerà solo pochi istanti ma avverrà nella più profonda e sincera convinzione che proprio lì, in quel momento, il dio abbia deciso per sua grazia di mostrarsi in terra. Il tempio di Venkateshwara a Tirumala, nell’Andhra Pradesh è uno di quei luoghi: qui la vibrazione si fa più intensa e le code per accedere al tempio possono durare anche mezza giornata. Visnu, sotto forma di “Signore che libera dai peccati” appare magnificamente ornato di oro e ghirlande che risplendono e lo illuminano nella luce soffusa della cella donandogli un’aurea di mistica trascendenza. L’inno a Govinda si fa sempre più incalzante quando, dopo ore di attesa nel labirinto di gabbie metalliche, la folla di fedeli giunge finalmente al cospetto divino portando con sé ognuno il proprio desiderio da esprimere. Giovani, anziani e bambini appena nati, uomini e donne, rinunciano al proprio ego di fronte all’immensità del divino. Sono forti di un amore incondizionato e molti di loro lo dimostrano omaggiando la divinità con i propri capelli attraverso la totale tonsura del capo operata delle decine di barbieri e barbiere che lavorano nelle strutture del tempio. Lo fanno perché credono, lo fanno perché è giusto, lo fanno soprattutto perché devono  in quanto hindu. Non importa essere poco attraenti, i capelli sono solo un accessorio, un effimero attributo illusorio; sono solo un’altra vanità materiale di poco, pochissimo conto di fronte alla superiorità divina.

Tirumala è facilmente raggiungibile da Tirupathi, a fondo valle, dove si trovano la maggior parte delle sistemazioni alberghiere. Raggiunta la stazione degli autobus dirigetevi verso il settore di partenza delle navette che effettuano il servizio di collegamento tra le due località. Un biglietto di andata e ritorno vi costerà 82 rupie (1 euro). Il tragitto, della durata di non meno di 40 minuti (obbligo imposto dalle autorità preposte al controllo del servizio per motivi di sicurezza) prevede la risalita dell’altura di Tirumala e vi darà modo di godere di viste spettacolari dai finestrini di sinistra.  Una volta raggiunta l’area del tempio cercate l’accesso alla corsia dello Special Darshan che al costo di 300 rupie vi permetterà di risparmiare qualche ora di coda. Ai turisti verrebbe anche data la possibilità, previa presentazione del passaporto, di accedere alla corsia VIP e di accorciare ulteriormente il percorso di ingresso ma se siete interessati a vivere l’esperienza del pellegrino hindu evitate questa opzione. In fondo cosa saranno mai 4 ore di attesa! Dalle grate delle gabbie metalliche vi verranno offerti cibo, acqua e latte bollito, opuscoli e quotidiani anche in inglese! I bagni sono disponibili lungo il percorso.

P.s Preparatevi a essere spinti ma soprattutto non fatevi scrupoli a spingere!

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